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7 Giu

Cappuccetto Rosso si cala i pantaloni e si sdraia su Irina, Cappuccetto Nero gli va dietro e lo incula a secco, mentre si muove sulla donna, con un gesto di grande potenza e precisione.

culo rosso

Sotto quel viluppo di corpi, di Irina vedo solo una gamba, leggermente piegata.
Cappuccetto Nero inchioda Cappuccetto Rosso dentro Irina con un’ultima spinta: lei non si muove e non si lamenta neanche, sento solo il mio stesso respiro, affannoso per la posizione in cui sono costretta e per lo sforzo che faccio per non piangere o lamentarmi per la schiena che mi brucia e fa male.
I nostri aguzzini si rialzano e se ne vanno abbracciati, senza degnarci di uno sguardo. Posso vedere Irina, adesso, disarticolata come una bambola, le gambe spalancate, i polsi ancora legati al collare, e mi accorgo che respira e apre gli occhi, mi cerca con lo sguardo.

Ha le caviglie libere, si mette faticosamente in ginocchio e si avvicina per sussurrarmi in un orecchio di stare tranquilla, tutto questo non ci ucciderà.
Riesco a dirle che devo avere la schiena ridotta ad una piaga, ma lei mi dice di no.
“Non te ne sei accorta, ma le fruste erano di gomma, tanto dolore ma niente di più, domani non ci sarà neanche un segno”.
Se il frustino col quale l’hanno colpita fosse stato vero, quel colpo al ventre la avrebbe dissanguata. Ha imparato il trucco quando quelli che l’hanno portata in Italia l’hanno affittata per un mese ad un sadico pieno di soldi, “ancora più ricco di questi qui”, come mi precisa. “Allora fu molto peggio: “Questi non hanno un cane, per esempio”.

Su queste parole il luogo del nostro supplizio passa improvvisamente dalla penombra rossastra ad una forte luce bianca, tanto che sbatto le palpebre due o tre volte e alla fine chiudo proprio gli occhi.
Li riapro e vedo il maggiordomo che è venuto a rosicchiare un altro osso lasciato dai suoi padroni e sta scopando Irina con grande foga. Troppa, perché dura pochissimo, per fortuna.
Si rialza, si ricompone e mi si avvicina. Non lo faccio capace di ricominciare: vuole picchiarmi? Per fortuna no, si china e mi libera le caviglie, così ora ho i polsi ammanettati dietro la schiena ma non sono più costretta a stare piegata in due. Allungo le gambe e mi becco subito un calcio nello stomaco, non fortissimo ma abbastanza forte da farmi sobbalzare.

Dedica ad Irina lo stesso trattamento, ora siamo in piedi fianco a fianco, vedo orribili segni rossi sul suo corpo e penso di essere nelle stesse condizioni. Per fortuna non vedo sangue, provo a sorriderle e mi rendo conto di aver fatto una smorfia orribile quando vedo quella che si disegna sul suo bel visino.

Mi ordina di alzarmi in piedi e quando mi metto faticosamente in ginocchio mi aiuta tirandomi su per i capelli.

Il maggiordomo compare tenendo in mano una catena lunga un paio di metri, nuova e luccicante; la aggancia alle mie manette e poi al collare di Irina. Fa un passo indietro, sembra molto soddisfatto e mi dà uno sculaccione quasi affettuoso, solo per sottolineare l’ordine di muovermi. Provo a voltarmi per rendermi conto di quanto siamo distanti e regolare così il passo e me ne prendo un altro, più forte.
Finalmente usciamo da questa stanza. Il maggiordomo ci guida per il corridoio, il cemento freddo sotto i miei piedi mi fa anche venir voglia di pisciare, sento Irina che incespica ed il rumore di carne contro carne, avrà preso uno sculaccione anche lei.
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