125

9 Ago

Quindi la bistecca ci sta bene, e poco cotta, accompagnata da un paio di bicchieri di robusto vino rosso. Colgo l’occasione per segnarmi su un post-it che il vino in effetti è da ricomprare e che mi piacerebbe anche una buona bottiglia di whisky per farmi compagnia stasera.
Ma dopo la bistecca ed il vino la poltrona mi chiama.a casa di Anne Marie
Non solo: Histoire d’O è tutto scaricato, quindi mi accendo una sigaretta e me lo guardo.
Rimango affascinata: nonostante Corinne Clery che riesce ad essere meravigliosamente pettinata ed a posto dopo aver preso frustate per mezz’ora ed una dozzina di cazzi in tutti i buchi possibili ed immaginabili, lo trovo bellissimo e resto quasi delusa quando finisce, mi piacerebbe rivederlo con Tiziana accoccolata accanto a me. Una storia da anni ’50 realizzata trentacinque anni fa può ancora prendere così?
Ritorno indietro e assaporo le sequenze nella casa di Anne Marie, la mistress che sottopone O ai peggiori tormenti. Mi sento un po’ lei, in effetti, anche se non credo che sarei in grado di marchiare a fuoco Tiziana.
Prima di spegnere il computer verifico la posta e nella casella di Mistress Mara trovo la comunicazione che sui forum del sexy shop sono stati aperti altri argomenti di mio interesse: seguo il link e mi perdo in una lunga, confusa ed entusiasmante discussione sulla penetrazione con le candele accese. Lo abbiamo fatto per Leonardo, ed è stato uno dei passaggi più difficili, quindi penso di riuscire a seguirla.
Naufragar m’è dolce in questo mare, ma la mia speranza è vana: nonostante resti collegata per un paio d’ore, tra criptiche abbreviazioni e gergo, ad un certo punto mi sembra addirittura di capire che qui si parla di infilare le candele  nel culo degli slave dalla parte accesa. Non ci penso neanche.

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5 Risposte to “125”

  1. Domenico Corradini H. Broussard agosto 10, 2012 a 9:25 am #

    Gentile Signora
    lei scrive molto bene, complimenti
    e anche i suoi commenti icastici sul blog Toghe di Repubblica sono ben centrati
    i miei, vengono spesso sbeffeggiati
    disinti saluti

    • euro150 agosto 10, 2012 a 5:19 pm #

      La ringrazio e Le assicuro che io non mi permetterei di sbeffeggiare le sue valutazioni, per le queli ho il massimo rispetto

  2. Domenico Corradini H. Broussard agosto 10, 2012 a 6:09 pm #

    Forse un meta-commento.

    Come si chiamava non importa perché aveva mille nomi. Conosceva le Cento Maledizioni e le Dieci Parole della Verità. E come tutti i bambini, giocava. Se a una persona voleva fare un dispetto, tirava fuori le Cento Maledizioni e gliele recitava una a una. Per arrivare dalla prima alla centesima ci voleva un bel po’. E intanto quella persona smagriva, ogni filo d’acqua e di sangue le si prosciugava, la pelle aderiva alle ossa, le ossa cominciavano a scricchiolare, noci in un pugno, finché non si riducevano a un mucchietto di cenere. Il bambino soffiava sulla cenere che andava dove andava il vento, stelle tremolanti. E quando la cenere si posava sul mare o sulle montagne, l’incantesimo si scioglieva. I granelli si cercavano, si adunavano, ed ecco di nuovo la persona che le Cento Maledizioni avevano strutto.
    Il bambino abitava in una terra circondata da mari e montagne. I mari erano tanti e tante le montagne, che non si sapeva se erano le montagne a nascere dai mari o i mari dalle montagne. In questa terra nascosta tra le nostalgie degli dèi, il bambino non era felice. Un pensiero lo assillava, si sentiva sempre in credito. Dovunque vedeva debitori. Anche un albero, i tuoi rami sono carichi di frutti marci, un debitore. E una pecora, tu sia sventurata, mi hai dato poco latte, se me lo bevo non mi cuocio il formaggio. E il padre e la madre, non sono niente dieci centesimi, domani venti, poi trenta e quaranta e sessanta. Di giorno in giorno i suoi debitori aumentavano. Un libro nero dove segnarli. Non bastò. E di libri neri riempì la sua stanza, sui libri neri camminava, mangiava, i cuscini erano libri neri, e le lenzuola pagine di libri neri.
    Poi un’idea: «Ho un solo debitore, la prima lettera dell’alfabeto».
    Ma come far pagare all’A tutti i debiti?
    Bisognava conoscere la storia di Tristano e Isotta, di Paolo e Francesca, di Romeo e Giu-lietta, e altre storie. E il bambino se le fece raccontare, e capì che quelle storie erano identiche. Ci si guarda negli occhi e ci si intende senza parlare, e se ci si guarda negli occhi è bello perché ci si guarda, e la notte si sognano occhi che ti guardano, al mattino li si continua a cercare, e poi è ancora più bello, più bello degli occhi e del guardarsi negli occhi, si cammina per mano, la strada è lunga e si è contenti che lo sia, c’è il sole e si è contenti del caldo, ci sono le stelle, c’è acqua e c’è ombra, l’eterno è nel delirio di soli e stelle.
    Il bambino pronunciò le Dieci Parole della Verità: «Il potere impingua e per esercitarlo ci vogliono uomini magri. La fiamma del focolare è l’abbraccio del papà. Eva mandò nell’Eden un asino carico di mele ma non fu perdonata. Il cielo si muove perché gli uomini stanno fermi. Quando la strada principale della tua città ti sembra stretta, devi fuggire. Quando la porta della tua casa ti sembra larga, restringila. Meglio trovare un tesoro che un amico. Meglio tacere che dire parole insensate. Il padrone c’è se i servi ci credono. Il fuoco brucia le stoppie, non le anime».
    Al suono dell’ultima Parola della Verità, il bambino fu trascinato in un vortice. Giù sempre più giù, le sue mani tremavano in cerca di un appiglio, il suo cuore batteva misurando gli istanti.
    E il bambino giunse a un trono d’oro.
    «Che vuoi?» domandò il dio seduto sul trono d’oro.
    «Voglio l’A, voglio sapere da te come conservarla, tu sei il Dio del Tempo».
    Il Dio del Tempo raccontò al bambino tutte le storie del mondo, e tutte cominciavano d’A.
    «Bambino mio, l’Amore è più forte del Tempo, non posso impedirgli i sentieri dell’eterno».
    «Allora bisogna cominciare sempre d’A?».
    «Sì».
    Leggero come una piuma di gabbiano o di falco, il bambino tornò alla sua terra, tra mari e montagne. E dimenticò le Cento Maledizioni. E la cenere.

    • euro150 agosto 10, 2012 a 7:54 pm #

      Grazie. Lei è un poeta, e scrive meglio di quanto io potrò mai solo sperare.

  3. Domenico Corradini H. Broussard agosto 11, 2012 a 11:34 am #

    Altri righini più pertinenti, forse, e non esageri Signora Stella, per una vita mi sono graffiato le mani con la penna, ma questa volta il piè veloce Achille, lei, raggiungerà e supererà la tartaruga, me, e forse l’ha già raggiunta e superata.

    Corporale celestiale

    Perché sorridi,
    amore mio?
    A qual colore
    tu sorridi,
    amore mio?
    A quali gridi
    tu sorridi,
    amore mio?
    A quali baci
    tu sorridi,
    amore mio?

    Al colore
    dell’amore,
    azzurro oro
    come grano
    su nel cielo
    spinto piano
    a labirinto
    da venticello
    rusticano?
    All’azzurro oro
    del tuo anello?

    Ai gridi alti
    dei colombi
    del Libano,
    donde in smalti
    naturali
    e per onde
    nuziali,
    venne una donna,
    nel Cantico
    dei Cantici,
    a tua colonna?

    Agli accesi
    baci bacianti,
    emozionali,
    che mi chiedi
    supplicante
    e che ti diedi?
    Agli accesi
    baci bacianti,
    emozionali,
    che ti chiesi
    supplicante?

    Corporale
    celestiale.

    Tu bella tosca,
    stella infosca,
    dici Fiorenza,
    dici Marradi
    nel Mugello,
    dici Sibilla
    in sua essenza,
    mio agnello,
    mia favilla,
    mia pupilla,
    mia tana a Scilla.

    Io calabrese,
    cuore albanese
    sulle montagne
    oltre Tirana,
    mezzo francese,
    senza magagne,
    senza vanto,
    senza genziana
    di gelosia,
    in tua altana
    Cariddi canto.

    Da Cariddi
    l’anguilla
    fila a Scilla,
    alla sua tana,
    nuoto retto
    per lo Stretto.
    Baci tenaci,
    sensi violenti,
    corpi già storpi,
    son due i corpi
    in un sol corpo.

    Corpo effusivo,
    corpo ulivo
    saraceno,
    corpo edera,
    rampicante
    in un baleno
    lungo i muri
    della tua stanza,
    abbaglianza
    abbondanza,
    frutti maturi.

    Corporale
    celestiale.

    Rampicante
    sul pavimento
    della tua stanza,
    accoramento.
    Rampicante
    sulla sedia
    della tua stanza,
    sul tavolo
    della tua stanza,
    banchettante,
    diavolo.

    Rampicante
    orizzontale,
    verticale,
    ogivale.
    Treno in corsa
    a vaporiera
    orizzontale,
    mongolfiera,
    verticale,
    sole nascente,
    ogivale.

    Rampicante
    poliedrico,
    poligonale.
    Cubo e cono,
    abbandono,
    tubo cilindro,
    triangolo
    rettangolo,
    isoscele
    e scaleno,
    rombo pieno.

    Tu mi ascendi,
    io ti ascendo,
    tu discendi,
    io discendo.
    Baci bacianti.
    Ti affringuelli,
    mi accapretto
    sopra letto.
    Baci bacianti.
    Gambe sghembe.
    Baci bacianti.

    Corporale
    celestiale.

    Non al colore
    azzurro oro
    dell’amore,
    non ai gridi
    dei colombi
    del Libano
    fuori dai nidi
    per un sol nido.
    Ma ai nostri baci,
    baci bacianti,
    tu sorridi.

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