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12 Ago

Viene fuori non ha idea di cosa stia dicendo, e le spiego che le darò i soldi di due clienti perché perderà un po’ di tempo, ma che non voglio scopare, ma voglio capire cosa sta combinando e cercare di aiutarla.
Si lascia convincere, mi dice che si chiama Cristina e si meraviglia che io abiti proprio lì dietro, poi entra e dice che è una bella casa.
Le chiedo se ha fame e lei risponde di sì, quindi faccio bollire l’acqua e preparo spaghetti al filetto di pomodoro per due, mentre lei si è accesa una mia sigaretta e mi racconta.
“Mamma sono mesi che non la vuole più nessuno, così con Andrea hanno deciso che devo aiutare in casa, capisci. Mi sembra giusto, mamma ha fatto tanti sacrifici, adesso tocca a me”.
Magnifico. Le faccio lavare le mani, mi sembra che abbia un’idea tutta personale dell’igiene, e le servo gli spaghetti; li spazza via tutti, lasciandomi solo una forchettata, e continua a raccontare.
“Io voglio lavorare e aiutare a casa, ma non è giusto che mi lasci digiuna, i soldi che ha preso oggi bastavano per un panino”.
Quasi brucio la bistecca per fare in fretta, Cristina la sbrana in pochi bocconi, mi ringrazia e mi spiega che Andrea è da quando la scopa che ci stava pensando e che ha detto di portarla qui perché è più elegante di dove andava mamma, però a lei non sembra tanto. “Magari stasera andrà meglio, arriva più gente con voglia di fottere e finisco subito”.
Sembra che Cristina non abbia idea che si possa provare a vivere in maniera diversa.
“Bene”, le dico dopo averle offerto un’altra sigaretta, “se tu non sei minorenne e non fai la puttana contro la tua volontà non c’è nulla che la legge possa fare”.
“Ho quasi venti anni”, mi dice quasi offesa, infila una mano nella tasca dei jeans e tira fuori tre preservativi ed una carta d’identità tutta stropicciata. Si chiama proprio Cristina, è proprio maggiorenne ed abita in una strada che non ho mai sentito nominare ma che si trova palesemente non lontano da queste parti, visto che il documento è stato rilasciato dal Municipio del litorale.
“Però posso fare qualcosa io. Sono una collega ed in un’ora guadagno quello che tu non riesci a mettere assieme in tutta la giornata, non sto sul marciapiede e non devo aspettare che qualcuno mi porti da mangiare, visto che tengo i soldi per me. Non ti piacerebbe lavorare così”?
“E poi mamma e Andrea come se la cavano?”
Insomma, non vuol capire. Sono così incazzata che non ho neanche fame anche se sono rimasta digiuna, le schiaffo in mano centocinquanta euro e mi faccio dare i preservativi, anche se certamente lei non capisce perché. Capisce solo i soldi, guarda le banconote e dice che in fondo se voglio scopare è ben pagato, “mi spoglio io o ti spogli tu?”
“Lascia perdere”, rispondo, “sono due giorni che scopo donne bellissime che mi vogliono anche bene, non ce ne è bisogno.”
La accompagno giù, e per tutto saluto le dico anche un po’ brutalmente: “Pensaci: e se ti va, fatti trovare domani qui alla stessa ora di oggi”.

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