133

17 Ago

Cristina non è stupida quanto sembra. Fuma accanitamente le mie sigarette e mi racconta che ieri sera sua madre e Andrea si sono accorti che stava rimuginando qualcosa, la hanno fatta parlare e si sono incazzati tantissimo.la punizione di Cristina
Tanto che Andrea ha preso la cinghia e l’ha frustata, molto forte, le ha fatto male, e poi l’ha inculata senza giocare ad ultimo tango e le ha fatto ancora più male, peggio dei clienti di ieri pomeriggio. Le sembra che abbia frustato anche mamma, ma non ci giurerebbe.
“Allora ho deciso che voglio andare via perché io non me lo meritavo, gli voglio bene e li volevo aiutare. Perché mi hanno trattata così?”
Bella domanda: hanno avuto paura di perdere la loro gallina dalle uova d’oro, immagino. Ma non rispondo e Cristina continua.
“Andrea ha detto che oggi mamma mi avrebbe sorvegliata per tutto il tempo”.
Per questo ha fatto tutta quella storia: non l’ha certamente sopravvalutata, sua madre, era certa che se mi veniva dietro io me ne accorgevo e me ne liberavo, e lei poteva tranquillamente venire da me. Le chiedo se magari non poteva esserci anche Andrea oggi, qui intorno.
“No, lui ha paura della galera, anche quando lavorava mamma non si faceva mai vedere”.
Un vero gentiluomo.
“Adesso mi tieni con te?”
Sembra un po’ preoccupata, tipo adesso mi rimangio tutto e lei si ritrova sul marciapiede.
“Tra l’altro mamma oggi era anche incazzata perché non si è fermato nessuno”.
Mamma non lo sa, e neanche Cristina, ma da stamattina in fondo al vialone ben noto ai clienti abituali ed alle latinoamericane che sono state ramazzate dalla Polizia e non sono ancora tornate è parcheggiata una macchina della Polizia di Roma Capitale, proprio per ridurre al minimo le tentazioni.
“Se tornavamo senza soldi le prendevamo di nuovo, io e mamma. E adesso magari le prende solo mamma, mi dispiace”.
Preferisco cambiare discorso, nonostante il fumo si sente distintamente l’odore di Cristina, sudore e profumo da due soldi e colgo l’occasione.
“Stasera ti faccio conoscere un’amica che ti farà lavorare, adesso togliti tutto di dosso, per favore”.
“Allora vuoi scopare? Lo facciamo qui? Va bene, te lo devo”.
Le rispondo che non ho intenzione di scoparla ma che deve lavarsi e cambiarsi: “Lascia qui i vestiti e tutto, ti presterò qualcosa di mio, e andiamo a fare un bel bagno”.
Cristina ha un corpo bellissimo, seni grandi e sodi, vita sottile, culo alto e gambe lunghe. Andrea, a quel che vedo, ha infierito proprio sul seno e sui fianchi, lasciando lunghi segni rossi e violacei.
“Ha una cintura che tiene su i jeans larga e spessa, mamma mi teneva e lui mi frustava, ma stavolta non me lo meritavo, io non volevo andar via”.
Sul pube, appena più in alto del triangolo di peli nerissimi che lo orna, è tatuato uno scorpione nero.
“Bello vero? Me lo ha fatto fare Andrea quando ha cominciato a scoparmi, ce l’ha anche mamma ma il mio è nuovo, il suo è sbiadito”.
Regolo la temperatura dell’acqua e riempio la vasca, voglio che resti a mollo per un bel po’ e si scrosti bene di dosso il sudore e tutto il resto: non erano i vestiti sporchi, era proprio lei.
“Che spreco, mamma mi faceva fare il bagno una volta la settimana con molta meno acqua, però potevo fare il bidè ogni mattina”.
Le scarto una saponetta nuova e le intimo di lavarsi bene insaponandosi almeno un paio di volte, mi accosto alla porta e chiamo Elena. La quale Elena non si meraviglia di niente, non mi chiede spiegazioni e mi conferma che metterà un piatto in più a tavola e che certo, può ospitare questa giovane collega. Avrà i suoi difetti ma è di poche parole e di rapide decisioni.
L’acqua della vasca è diventata di un colore non proprio accattivante, allora la scarico, faccio insaponare Cristina un’altra volta e la sciacquo con la doccia da capo a piedi. La saponetta si è ridotta alla metà, mica male.
Poi le porgo il flacone di shampo e lei, sempre lì in piedi, si insapona bene i capelli. Sembra contentissima; la faccio accovacciare per sciacquarle anche la testa e sputacchiando mi dice che mamma le aveva promesso di portarla dal parrucchiere la settimana prossima per rifare il colore. Rispondo che la porteremo anche noi da un bravo parrucchiere, e magari prima di quanto si aspetti.
La avvolgo nel mio accappatoio, lei si strofina e dice che un po’ le fa male dove Andrea l’ha frustata ma che è morbidissimo e le piace più delle tovaglie di cotone di mamma. Poi le porgo mutandine, jeans e camicia, al reggiseno rinuncio subito, i miei non le starebbero certo.
Sono abbastanza fiera di come mi mantengo, visto che i miei jeans le vanno appena larghi in vita: certo, come riempie la mia camicia bianca è tutta un’altra cosa. Le consegno anche un paio di calzettoni di spugna e le faccio provare le mie vecchie scarpe da ginnastica. Le vanno benissimo, siamo alte uguali.
“Ma la mia roba la devo lasciare a casa? Le mutandine, il reggiseno, la mia gonna lunga: ci terrei, non sono di mamma, le avevano comprate proprio a me”.
Per il momento è meglio che non ti fai vedere a casa, le dico con calma, e per quello che riguarda i vestiti a te ci pensiamo noi, questa amica che ti porto a conoscere ed io.
Sembra contenta, ma non è tranquillissima: “Vorrei chiamare mamma, sentire come sta, se Andrea la ha frustata tanto forte. No, perché quando mi frusta Andrea poi mi scopa, ma mi sa che mamma non la vuole più neanche lui, neanche dopo averla frustata”.
Ho bisogno di un momento di pausa, e non ha voglia di conoscere altri dettagli della vita in famiglia di Cristina; le faccio mettere una felpa, le allaccio il casco e partiamo più o meno in tromba, almeno quanto lo consente il mio scooter, verso casa di Elena.

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3 Risposte to “133”

  1. solounoscoglio agosto 18, 2012 a 7:49 am #

    Sei proprio una ragazzaccia…;-)

    • euro150 agosto 18, 2012 a 9:42 am #

      Come mi conosci bene. E sì, ne sono fiera

      • solounoscoglio agosto 18, 2012 a 10:20 am #

        😃

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