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27 Ago

Ci riceve una signora alta e magra, secondo me oltre la cinquantina ma molto ben conservata,elegantissima in un tubino nero, che si presenta come Simonetta, che saluta Catia con particolare calore, mi abbraccia, mi chiede di darle del tu e ci scorta attraverso la reception. Mi rendo conto che il centro benessere è enorme, occupa tutto il pianterreno del palazzo d’epoca, e probabilmente anche qualche piano interrato, visto che mi arrivano alcune zaffate di cloro che mi fanno sospettare l’esistenza di una piscina.
Mi rendo anche conto che Catia ha fissato, per noi due, una sorta di servizio completo di benessere che ci terrà impegnate un bel po’, passando dal bagno turco ai massaggi, dalla pulizia del viso alla depilazione. Addirittura, mi presentano dei disegni per darmi un’idea di come figurerà la mia passerina dopo la cura. Anche per il parere di Catia, mi decido per un taglio che metta in evidenza le grandi labbra ed il clitoride e conservi un ciuffetto subito sopra.
Passando da un locale all’altro e da un trattamento all’altro, avvolte in enormi accappatoi rosa in tinta con le pareti e gli arredi, in un percorso durante il quale non incontriamo nessuna altra cliente, dico ad un certo punto a Catia che ci costerà un occhio della testa, e lei mi tranquillizza replicando che Simonetta è un’amica e ci farà un prezzo da amica.
Nel corso di una pausa, in un salottino nel quale ci fanno trovare bibite fresche e tramezzini, messi lì da qualcuno che è sparito prima del nostro arrivo, Catia si sbottona un po’ e mi conferma la mia seconda impressione; sì, Simonetta è una ex collega cui è riuscito il grande salto.
Dunque, l’attività è vera e rende parecchio, ma serve anche come punto di ritrovo e reclutamento di escort di alta fascia, cui Simonetta procura lavoro grazie ai suoi contatti a livelli molto alti. E a proposito di questi livelli, è chiaro che ha avuto tutti i permessi per i lavori qui dentro, ed anche la certezza di non avere seccature per la sua attività, proprio grazie a loro. Mi devo aspettare che alla fine del giro mi chieda di entrare a far parte della sua scuderia, e secondo Catia ne vale la pena visto che si comincia a parlare di tariffe orarie.
“Ogni tanto chiama anche me, io prendo duecentocinquanta euro l’ora, meno il venti per cento per lei. Ce ne fossero di più, di queste chiamate”.
Tra l’altro, Simonetta chiude un occhio su eventuali extra del personale, e Catia dichiara che alla fine investirà qualche soldo per concedersi un piccolo passatempo con Josè, il gigantesco massaggiatore africano che mi ha appena fatto pensare di essere finita in una betoniera.
Per carità, chi sono per dare giudizi? Solo che l’idea di una professionista che paghi per il sesso mi lascia perplessa, e si deve vedere, perché Catia non si giustifica ma mi spiega che primo non vuole un marito o un fidanzato mentre ancora lavora per le ovvie complicazioni che possono nascerne, e secondo è una grande soddisfazione avere a che fare con un cazzo che ha l’unico compito di darti piacere.
“In genere i cazzi che vediamo noi richiedono tutte le nostre attenzioni, qui la situazione è rovesciata. E Josè è veramente bravissimo, in un quarto d’ora mi fa godere un paio di volte e mi basta per un bel po’”.

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