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29 Ago

Non lo scopro perché Catia entra nello spogliatoio come una furia, e comincia a rivestirsi di corsa interrompendo quello che Simonetta voleva fare.
Ne approfitto per rivestirmi anch’io, mentre Catia spiega a chi la vuol sentire che Josè ha fatto troppo in fretta ed ha anche rotto il preservativo, ed è stato così stronzo da non accorgersene nemmeno; quindi è andata malissimo, ancora calda e vibrante si è dovuta fare un lavaggio gelido e non ha idea di quali malattie possa averle attaccato.
Simonetta si vede benissimo che si sta sforzando di non mettersi a ridere, e la rimbecca severamente dicendole che i suoi collaboratori sono tutti sanissimi, “altrimenti dovrebbe preoccuparsi anche Stella, qui, che oggi si è fatta massaggiare da lui, e chissà quante altre clienti”.
Catia si calma un po’, abbastanza da lasciarsi alleggerire di cento euro per il trattamento di bellezza; Simonetta chiede cento euro anche a me, e devo dire che mi sembra un prezzo piuttosto onesto, anche se non ero solita frequentare posti del genere. Probabilmente dovrò farci l’abitudine, bisogna aver cura dei propri strumenti di lavoro, e la ragazza che mi ha depilata e che sembrava disponibilissima anche a fare di più, una brunetta sottile ed elegante nel suo camice bianco, mi ha detto che dovrei passare da lei almeno ogni paio di settimane per essere sempre in ordine.
Simonetta vuole farsi perdonare, dice a Catia che domani la chiamerà perché ha una serata per le mani, e poi ci offre uno secondo spuntino nel piccolo bar del centro estetico. Non l’ho visto prima per l’ottima ragione che è all’ultimo piano, servito da un ascensore che arriva direttamente in cima al palazzo, con una vista mozzafiato sui tetti di Roma, l’isola Tiberina ed il Gianicolo. Un abuso coi fiocchi, si vede benissimo che è una sopraelevazione recente, come un pugno in un occhio, tutta vetro e acciaio.
Catia si è definitivamente calmata e ci concediamo un’insalatona di stagione, con tonno e feta per me, con petto di pollo per lei, innaffiata da una caraffa di una bibita dall’inquietante colore verde che, sorpresa, si rivela gradevolissima: mi spiega la cameriera, un’orientale che sembra una bambola di porcellana e parla benissimo l’italiano, che è un centrifugato di kiwi, pompelmo rosa e limone e fa benissimo alla pelle. Visto il suo incarnato, probabilmente ci farà il bagno tutte le mattine, viene voglia di baciarla.
Catia si accorge della mia reazione e mi mette in guardia: i dipendenti del centro estetico sono a disposizione, a portata di carta di credito, quelli del roof garden sono riservati a Simonetta, stai attenta e non farla incazzare.
Mi indica il barista, un nero alto e sottile dai lineamenti delicatissimi, dovrebbe essere un somalo, mi dice che lei ci aveva fatto un pensierino, e come lei quasi tutte le clienti, anche quelle non professioniste, ma non c’è stato niente da fare.
Mi dice anche che Fabrizia è uno dei pezzi più pregiati della scuderia, vale mille euro l’ora ma è terribilmente razzista, detesta i bianchi e lei non l’ha mai vista sorridere. Sì, hanno lavorato assieme un paio di volte, ma siccome è totalmente bisex Catia non è mai stata contenta di averla accanto, visto che “non sai mai come va a finire”.
Patty invece è la prova di quanto sia pericoloso mettersi contro Simonetta.
“Ha provato a farle le scarpe, contattando i clienti direttamente ed offrendo prezzi stracciati. Qualcuno ha avvertito Simonetta e lei è stata sei mesi senza lavorare, quando stava prendendo in considerazione l’idea di lottare per un paio di metri di marciapiede sulla Palmiro Togliatti Simonetta le ha telefonato e l’ha rimessa al lavoro con i clienti più sgradevoli e con i compensi tagliati. E ovviamente ha fatto in modo che si sapesse in giro”.
Mi viene in mente la dichiarazione di principio di Irina, qualche sera fa: alla larga gli uomini dal nostro lavoro, e penso che questa storia dovrò proprio raccontargliela, alla prima occasione.

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