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31 Ago

Marica finalmente ci dice che fra poco arriveranno tre persone che dovranno avere il trattamento VIP, almeno da quel che capisco. Sì, capisco bene, Catia me lo conferma.
“Significa anche che non possiamo farli aspettare, ed è una fortuna: tre uomini, tre camere, tre ragazze: che ne dici?”
Già, che ne dico? Non avevo voglia di lavorare ma non posso negare il mio aiuto ad una amica.
“Bene, andiamo a cambiarci”. Catia quasi mi trascina in fondo al corridoio, mi prega di spogliarmi e spalanca un armadio dall’aspetto molto modesto. Capisco che dobbiamo spogliarci qui perché ci sono solo tre stanze, una cucina che ho intravisto passando ed un bagno, proprio qui accanto, e Catia mi conferma che qui in genere lavorano in due, utilizzando la terza stanza per cambiarsi e riposare.
“Via tutto, qui usa così”, e mi porge un camicione come quello di Marica, “questo ti dovrebbe andare bene”.
In un lampo si spoglia anche lei e si mette a sua volta un abito come il mio. Non mi piace molto, mi sembra troppo bordello o caserma, non so bene cosa aspettarmi in queste condizioni: comunque seguo Catia in cucina, dove Marica è già seduta con un bicchiere d’acqua davanti.
Ci sediamo anche noi e Catia mi spiega le regole: prezzo fisso duecento euro e fai tutto quello che ti chiedono, nel comodino di ogni stanza preservativi, crema ed un vibratore, hai visto mai venga loro voglia di vederti giocare con te stessa per riscaldarsi.
Mi piace sempre meno, e comincio davvero a spaventarmi quando mi accorgo che Marica non sta bevendo acqua ma vodka liscia.
Catia parla in fretta, cercando di non farsi capire dalla ragazza: “Lei lavora solo quando è ubriaca, anche per questo non dovrebbe mai essere lasciata sola. La capisco, il suo vecchio protettore per punirla la ha violentata con una matassa di filo spinato, è stata un mese in ospedale. Lo ha denunciato, ha avuto il permesso di soggiorno ma sa fare solo la puttana, o forse non vuole fare altro; Michela si prende cura di lei ma la fa troppo facile, a volte. Specialmente quando trova un bel cazzo con cui giocare, allora non sente ragioni”.

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