169

22 Set

Adesso viene il difficile. Un po’ parlando, un po’ sussurrando, un po’ a gesti, Irina ci ha spiegato che dobbiamo portarla in una clinica privata ai Castelli. Quindi Aliena deve andare a prendere la macchina e portarla davanti al portone, dobbiamo far scendere le scale ad Irina e farla salire a bordo, e il tutto cercando di non farci notare. Quest’ultimo punto mi preoccupa solo relativamente: è molto presto, non credo ci sarà tanta gente in giro.
Quindi ci avviamo, io mi metto a tracolla la borsetta di Irina e con l’aiuto di Aliena la prendo sottobraccio e la accompagno fino al pianerottolo; Aliena chiude la porta di casa e corre giù per le scale.
Per le scale mi avvio anch’io, metà sorreggendo e metà trasportando Irina, quando arriviamo al pianterreno siamo tutte e due in lacrime, lei per il dolore, io per la fatica e la tensione; sul portone c’è Aliena accanto alla macchina con lo sportello posteriore aperto.
Aiutiamo Irina ad entrare, metà seduta metà sdraiata. Vorrei accomodarmi accanto a lei ma mi fa cenno di no, devo guidare io, capisco che Aliena non ha potuto ancora avere la patente italiana.
Mai portato un macchinone così, mi ci sento un po’ persa, ma per fortuna non è un modello nuovissimo ed ha i comandi tradizionali: non mi sentirei in grado di utilizzare cambi sequenziali ed altre diavolerie. Dopo che Aliena mi ha mostrato i bottoni da toccare porto avanti il sedile, lo alzo, regolo gli specchietti e sono pronta. C’è da dire che sembra di stare fermi, grande silenzio, nessuna vibrazione, neanche sulle infami strade di Roma, tutte buche e dislivelli: meno male, Irina avrà meno problemi.
Per fortuna non c’è tanto traffico ed in pochi minuti siamo sull’Appia. Tramite Aliena, Irina mi guida lungo un paio di strade secondarie dopo Albano e mi indica l’ultima traversa da imboccare.
E’ una stradetta appena più larga della mercedes che guido con la massima attenzione e si inerpica fra due siepi fittissime, poi passiamo attraverso una rugginoso cancello spalancato ed attorno si apre un parco quasi a perdita d’occhio.
Cinquecento metri ed ecco una specie di posto di blocco, con una sbarra bianca e rossa ed una piccola costruzione tutta a vetri: rallento ma la sbarra si alza e, dietro i vetri, un tizio di cui noto solo il berretto a visiera fa cenno di andare avanti.
Finalmente la strada smette di salire, c’è una villa tipo quelle di “Via col vento”, tutta bianca.
E davanti all’ingresso c’è un gruppetto di persone vestite di bianco che quando mi fermo aprono gli sportelli, sollevano Irina come io non saprei fare, la depositano su una barella e la portano via. Tutto in pochi secondi.
Io sto per scendere con Aliena ma una donna in bianco mi ferma gentilmente e mi intima altrettanto gentilmente di andare avanti, lasciare l’auto sul retro della villa ed entrare da lì; è il caso di obbedire.

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2 Risposte to “169”

  1. Michele settembre 23, 2012 a 9:40 am #

    molto avvincente, sempre 🙂

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