210

1 Nov

Ho fatto il più silenziosamente possibile, tanto da spegnere il motore ed entrare nel garage un po’ sull’abbrivio, un po’ a spinta, poi sono entrata in casa, come il marito tiratardi delle barzellette, con le scarpe in mano; nell’appartamento mi sposto senza accendere la luce e trovo Aliena che dorme beatamente, arrotolata sul divano, il telefonino ancora tra le dita.
Non resisto e la sveglio con un bacio: così lei si mette immediatamente a mia disposizione.
Mi prepara il bagno mentre io mi strappo di dosso i vestiti e mi compatisce quando vede il mio culo arrossato e ancora dilatato.
“Irina sempre detto no”.
Già, l’ha detto una volta di troppo, però, ma è un commento che tengo per me. Sobbalzo, l’acqua mi sembra troppo calda proprio lì, brucia, e contemporaneamente mi si drizzano i capezzoli: non è questo il momento, sono mille miglia lontana anche dal pensiero del sesso. Aliena mi insapona le spalle ed il seno e mi rendo conto che in realtà l’acqua è appena tiepida, sono io che sto male e non ho idea di cosa fare.
Per fortuna lo sa lei, infila le mani sott’acqua e mi accarezza molto dolcemente, poi mi prega di alzarmi in piedi e di voltarmi. Le do le spalle e mi appoggio alle piastrelle, Aliena fa qualcosa con le dita insaponate e mi sento meglio.
“Irina curato così quando arrivata”.
Mi aiuta ad uscire dalla vasca, mi asciuga e mi fa accomodare mezza sdraiata sul divano: ha deciso che ho bisogno anche di un tè caldo, io vorrei dormire ma mi accorgo che sta diventando mattina. Aliena sicuramente pensa alla telefonata con la clinica, magari mi lascerà dormire dopo.
Una sorsata ed è sparito il sonno, la stanchezza mi sembra sopportabile e mi viene anche fame. Non faccio in tempo a dichiararlo che dalla cucina arriva l’inconfondibile profumo delle uova strapazzate e della pancetta: va bene, faremo assieme questa prima colazione anticipata, ma tutta la giornata di oggi la passerò in casa, con questo accappatoio addosso, e spegnerò anche i telefoni. Mi dispiace, ma non sarò di grande compagnia.
E infatti è andata a finire che Aliena ha bravamente sostenuto la conversazione, parlando di cucina e di vestiti; all’inizio ho risposto a monosillabi, poi mi sono sciolta e ci siamo fatte anche qualche bella risata. E’ incredibile come capisca così bene l’italiano, apprezzando anche alcune sfumature, e lo parli in maniera assurda con l’accento da spia russa: mi viene voglia di chiederle a bruciapelo di parlare in maniera normale e vedere come reagisce, ma me la tengo. Cosa mi importa, in fondo, se vuole nascondersi dietro una parlata da immigrata? Non ha certamente l’aspetto di un’italiana.
Le spiego, ad un certo punto, che non ho nessuna voglia di uscire a fare la spesa e di cucinare, quindi dopo aver parlato con la dottoressa che cura Irina dovrà occuparsene lei, e la cosa le fa piacere, dice che se le spiego come fare può preparare gli spaghetti al pomodoro. Bene, ci sono mille sughi di pomodoro per gli spaghetti, non ultimo quello che le ho fatto mangiare l’altra volta e poi ho riciclato per la serata con Elena e Cristina, ma è meglio che cominci da qualcosa di più semplice, magari un filetto di pomodoro.
Aliena mi porge una sigaretta accesa, che mi fa il consueto effetto del mattino. Preoccupatissima vado in bagno, lei mi segue ma per fortuna va tutto bene, non sento dolore ma solo un leggero fastidio.
Glielo dico, anche per invitarla a lasciarmi sola, ma anche oggi Aliena mi vuole servire in ogni maniera e non me la sento di impedirglielo.

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