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1 Dic

19_%20Zando_Le%20calze%20nereLucia si scusa, si alza e va a recuperare Lorenzo: penso che voglia festeggiare l’accordo prendendosi un acconto, ma almeno restiamo sole, dobbiamo parlare ed in fretta.
“Tiziana, ti autorizzo a parlare”, dico, “devi dirmi se per te va bene, e non farti fermare dall’obbedienza per la mistress, questo è lavoro”.
“E’ lavoro, mia signora, e mi sta bene, ma ti prego, non lasciare che Mistress Lucia mi frusti”.
Le prometto che non la toccherà, neanche stasera.
Aliena dice che si vede lontano un miglio che Lucia ci vuole, tutte e tre, proprio adesso, e mi chiede cosa dobbiamo fare.
Una bella domanda e poco tempo per rispondere, mi aspetto di vederla arrivare da un momento all’altro trascinandosi dietro Lorenzo, quindo dico in fretta che ci limiteremo a dare una dimostrazione, Tiziana ed io, di cosa si può fare senza brandire fruste e frustini. Tiziana fa ancora in tempo a dire che secondo lei Lucia usa, e male, la canna di bambù, visti i segni sul suo allievo, poi ritorna la sub disciplinata e silenziosa che deve essere: Lorenzo si trascina a quattro zampe attraverso la porta del salottino, incitato dalla sua padrona che lo prende a calci nel sedere ed alla fine gli infila la punta della scarpa nel culo. Deve essere un segnale, Lorenzo appoggia la faccia a terra, le mani dietro la nuca, e resta così, col culo in aria. Ho fatto in tempo a notare che ha una notevole erezione e mi chiedo come se ne serva Lucia.
Faccio un segno a Tiziana, mi auguro che capisca cosa voglio da lei; e sì, capisce benissimo, anche perché abbiamo sempre cominciato così le nostre serate.
Mi si prosterna davanti e comincia a leccarmi gli stivali, tenendo le mani dietro la schiena e facendo forza sui muscoli delle reni per far risaltare la vita sottile ed il culo tondo.
Non volevo farla durare più di cinque minuti, ma poi mi lascio coinvolgere: a Tiziana piace quanto piace a me se non di più, lo so per esperienza, quindi la lascio continuare più a lungo, fino a quando mi scocca un’occhiata da sotto in su.
Una cosa di un istante, mi dice che se va ancora avanti si troverà sull’orlo di un orgasmo. Bene, io voglio che goda, ma alle mie condizioni: mi muovo appena, quanto basta per farle comprendere che deve fermarsi e mettersi in ginocchio.
Aliena, al mio fianco, è interessatissima, e mi chiedo se stia per rimangiarsi la dichiarazione di principio “non mi piace frustare o essere frustata”, Lucia è seduta sull’orlo dell’altro divanetto e rigira fra le mani il guinzaglio, ogni tanto dà uno strattone e Lorenzo sobbalza; credo che non abbia mai pensato ad una cosa simile.
Accarezzo le labbra di Tiziana con la punta del frustino, lei apre la bocca ad uovo, come per accogliere un cazzo, e chiude gli occhi.
Ci siamo, è pronta, si vede e si sente: almeno io lo sento, un odore che sale dalla fica, ogni donna ha il suo, quello di Tiziana assomiglia all’erba appena tagliata e quando lei apre leggermente le cosce arriva ancora più forte.
Sta per chiedermi il permesso: io la anticipo, mi alzo e appoggio la punta dello stivale sul clitoride dicendo: “Puoi”.

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