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13 Dic

Tina-en-la-azotea-Edward-Weston-1924-2Visto che siamo al telefono, le chiedo se da Irina ha mai sentito fare il nome di Ivan.
“Curioso che me lo chiedi”, risponde, “mi ha cercato ieri, in mezzo a tutto quel lavoro, voleva offrirmi una serata stanotte ma ho dovuto dire di no perché sono tutta sfasciata”.
Irina le aveva parlato anche di lui come di uno cui non poteva assolutamente dire di no, ma al suo rifiuto è stato educatissimo e non solo non ha insistito, ma ha avuto anche qualche parola gentile.
Vorrei saperne di più, senza però fare domande dirette; non ce n’è bisogno, Catia è euforica per l’opportunità che le offro e contenta di fare conversazione.
“Parla benissimo l’italiano, ma ha l’accento come quello di Irina, sai. Ha detto che richiamerà tra qualche giorno perché ha proprio voglia di conoscermi e ora che ci penso, ha un numero stranissimo, chissà che razza di telefonino usa”.
Taglio corto la telefonata dandomi dell’idiota: magari il numero di Ivan è sul telefonino di Irina, potrei provare a controllare.
Controllo ma non trovo, nella rubrica, nessun Ivan. Lascio perdere, anche perché Aliena mi ha visto non solo indifferente ma anche impegnatissima ed ha rinunciato alla sua strategia: ha tolto anche l’asciugamano e viene ad inginocchiarsi ai miei piedi, la testa sulle mie ginocchia; è il suo modo di chiedermi scusa, forse.
Le dico che giovedì verrà anche lei, alla peggio si farà una passeggiata ai Castelli, invitata o no: l’ho deciso al volo, voglio che Aliena partecipi il più possibile, anche per farle capire che di questo lavoro non c’è certamente da andare fiere, e che più ne rimane fuori meglio è.
E’ inutile darle spiegazioni complicate, Aliena mi guarda, con la guancia appoggiata sul mio grembo, mi ringrazia e mi chiede scusa; poi mi fa una domanda che mi sbilancia: “Vuoi mettere collare anche a me? Io da te accetterei, sai”.
“Lo accetteresti ma non saresti contenta”, rispondo. E le spiego che secondo me lei è proprio padrona dentro e basta, e lo ha dimostrato l’altra sera quando ha scopato Tiziana come una vera mistress.
“Tu sei mistress ma sottomessa con Fabrizia”, mi ritorce contro lei.
Giusto. Cosa le rispondo? La verità, l’ho fatto per provocarla, non sapevo che lei fosse una padrona, e poi sono rimasta presa dal gioco; e taccio una cosa importante, cioè che lo rifarei, mi è piaciuto tantissimo.
Giungiamo ad un accordo: dobbiamo lavorare per Lucia e Lorenzo, potremo provare lì tutte le combinazioni mistress/allieva che vogliamo, e vedremo chi ha ragione.
Aliena non si sottrae alle mie carezze, che mentre parliamo diventano sempre più insistenti sui suoi seni, ma non reagisce come mi aspetto, anzi non reagisce proprio, non sento ad esempio i capezzoli che si drizzano sotto le mie dita. Mi sembra che si senta in obbligo di fare sesso, per dare maggior valore alla sua contrizione, ma io a queste condizioni non ho più voglia di lei: smetto di accarezzarla e mi chino a darle un bacio sulla fronte, come ad una bambina.
Aliena capisce, si alza e ricambia il mio bacio, facendo danzare davanti ai miei occhi il suo seno, e si avvia in cucina dicendo che ha voglia di spaghetti, posso aiutarla?
Certamente sì, ho in mente una versione particolarmente veloce, ed anche gradita ai palati che apprezzano le sensazioni forti, e non pensi, le dico, di metterti qualcosa addosso?
Per tutta risposta si volta e mi mostra la lingua, ma ridendo.
E sempre ridendo e lasciandosi guidare, Aliena prepara gli spaghetti con un condimento potente di aglio, olio, peperoncino, basilico, prezzemolo e mezzo pomodoro verde messo lì all’ultimo momento solo per bellezza.
Io per la verità non dovrei mangiare due volte al giorno, ma le faccio compagnia, per prima cosa perché so bene quanto è triste mangiare da sole, e poi perché voglio dimostrare la mia fiducia nelle sue capacità culinarie. Metto a tacere la mia coscienza dicendomi che in fondo oggi ho mangiato pesce, più leggero, e poi ho portato una moto pesante per parecchi chilometri, ho fatto quindi del moto.
Aliena mi vede che rido da sola e mi chiede a cosa penso: mi vergogno un po’ e cerco di spiegarle la mediocre battuta che mi è venuta in mente, lei la capisce e concorda che è modesta.
Poi mi scaccia fisicamente dalla cucina perché vuole mettere tutto a posto da sola, ed io mi rifugio nel salotto studio con una sigaretta, il computer ed il telefonino, quello mio stavolta, per chiamare Tiziana.
Che ci mette un po’ a rispondere e mi chiede perdono, era a tavola con la famiglia. E con bell’a proposito mi chiede se accetterei un invito a cena a casa, portando anche mistress Aliena, se voglio. In effetti sono incuriosita da questa famiglia felice anche se complicata, quindi rispondo sì, certo, magari nel prossimo fine settimana.
“Grazie, mia signora”. Sempre educatissima, Tiziana.
Le chiedo come è vestita.
“Mia signora, questa allieva indossa jeans e camicia”.
“Prima di andare a letto chiamami, a qualsiasi ora”.
Tiziana risponde sì, mia signora: è un po’ di tempo che non le ordino di masturbarsi stando al telefono con me, non è male riprendere questa buona abitudine.

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