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18 Dic

Franz_von_Stuck_-Wounded_Amazon,_1903Non ho avuto neanche modo di provare a rialzarmi, mi sono trovata con una mano sulla bocca ed un’altra di taglio sulla gola: ho rilassato i muscoli ed ho lasciato che la mia avversaria, che mi aspettava proprio lì dove temevo, mi ammanettasse con una fettuccia elastica (e meno male per questo, per un attimo ho avuto paura che volesse usare le fascette di plastica che avevo visto massacrare i polsi di Elena) e mi mettesse una striscia di spesso nastro adesivo telato sugli occhi.
Sono stata rimessa in piedi e spinta lungo il corridoio, poi la voce di Silvia mi ha ordinato di sedermi per terra ed appoggiarmi al muro. Ho obbedito, in effetti alle mie spalle il muro c’era, e adesso sono lì da qualche minuto. Credo che accanto a me ci sia Michelle, sento un respiro affannoso alla mia sinistra, io cerco di controllarmi: non mi piace per niente essere bendata ma fa parte, anche questo, dei rischi del mestiere.
Sento una mano che mi sbottona la giacca, fruga in mezzo ai miei seni ed afferra la piastrina, poi lascia perdere e mi stringe i capezzoli, non forte ma con decisione: temo che non potremo invocare la convenzione di Ginevra, stasera.
Io sto zitta ma sento Michelle che si lamenta; scappa un gemito anche a me, la mano sui miei capezzoli è forte ed abile e io, incredibilmente, mi sto eccitando.
L’eccitazione mi passa in fretta, quando mi sento apostrofare.
“Su la testa, stronzo!”, e Silvia accompagna l’ordine con il gesto, mi prende per i capelli e mi fa alzare il capo: urto, piano, la nuca contro il muro.
Poi sento qualcosa contro le labbra: correttamente coperto da un preservativo, è un cazzo grande e duro, istintivamente apro la bocca e me lo trovo fino in gola. Non posso sottrarmi ma ci pensa Silvia ad indietreggiare quel tanto che basta per non soffocarmi: con la lingua e le labbra lo ispeziono come posso, non è di gomma o di plastica, ma mi sembra di legno, meravigliosamente lavorato; sento le vene in rilievo, il prepuzio, addirittura credo ci sia anche il foro sul glande.
Quando ti trovi un cazzo in bocca, sia pure finto, devi darti da fare ed io mi adeguo; accanto a me credo che a Michelle tocchi la stessa sorte: sento rumori di suzione ed insulti sessuali, come quelli che mi rivolge Silvia: “Ti piace, frocio? Scommetto che ti piace anche prenderlo nel culo”.
Non sono in condizione di rispondere, ovviamente.
“Basta così”.
Resto per qualche istante con la bocca spalancata, la saliva che mi cola sul mento e poi sul petto; Silvia sta armeggiando con la cinghia dei pantaloni, mi insulta ancora a mezza bocca perché l’ho stretta troppo: “Tanto ti rompo lo stesso il culo, frocio che non sei altro”.
E’ riuscita a slacciare la cintura, mi prende per la giacca e mi mette prima in ginocchio, poi sdraiata con la faccia a terra: è decisamente forte, deve essere tutta muscoli, piccola come è.
Ma è una donna: mi cala i pantaloni alle ginocchia e prima di sodomizzarmi passa una mano tra le mie natiche, borbotta: “Chissà quanti cazzi hai già preso, finocchio”, e sento che ha sparso una generosa dose di crema.

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