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1 Gen

158g1_grosz_toilette_553Michelle ed io abbiamo un piccolo vantaggio, sappiamo cosa piace fare alle nostre partner e possiamo legittimamente ritenere che sia quello che desiderano sia fatto loro.
Quindi mi tuffo sul clitoride di Silvia, lo lecco rapidamente per scaldare l’ambiente e poi mando la punta della lingua in avanscoperta nel profondo della sua fica. Verrebbe meglio se potessi servirmi delle dita per allargare la grandi labbra ma devo fare di necessità virtù e non mi sembra di comportarmi male: sono premiata da un fremito e da un’improvvisa quanto copiosa lubrificazione. C’è una controindicazione, sono andata così a fondo che faccio fatica a respirare, con il naso schiacciato contro la commessura fra le grandi labbra.
Rialzo la testa, faccio un bel respiro e provo ad arrivare ancora più giù, ma mi rendo conto che non è questo il modo migliore. A Silvia piace, si agita un po’, ma così non ho la possibilità di assestarle il colpo del KO.
Tra l’altro, non ho idea di cosa stia combinando Michelle e la cosa mi mette una certa ansia, che scaccio quando ho una specie di illuminazione. La lingua come un cazzo, d’accordo, e allora la testa come il bacino: comincio a muovere il capo avanti ed indietro, tenendo la lingua il più possibile rigida e sono premiata da un lungo gemito.
Più forte, più in fretta e Silvia viene gridando: “Sì, sì”. Abbiamo vinto.
Michelle ha sentito il grido e si è fermata, ma io le do una pacca sulla schiena per invitarla a continuare perché ho visto Paola con gli occhi sbarrati, ad un passo dal piacere, poi mi alzo e faccio per sciogliere Silvia; lei approfitta della posizione che devo assumere per affondarmi la testa tra i seni e farmi sentire i denti sulla carne. Sento anche qualcosa che mi bagna, faccio un salto indietro temendo chissà cosa ma vedo che sta piangendo; prima che possa chiederle cosa c’è Paola viene rumorosamente ed il momento passa; però mi viene un’idea pericolosa.
La metto in pratica, prima di potermene pentire: le asciugo le lacrime con le mie mutandine che recupero liberandole i polsi. Silvia mi abbraccia e non mi lascia muovere, restiamo in questa strana versione della Pietà finché Paola non la abbraccia a sua volta. Anche lei sta piangendo, non capisco cosa sta succedendo qui ma almeno Silvia mi molla e ricambia l’abbraccio della sua fidanzata.
Pudicamente mi volto e faccio segno a Michelle, che le fissa con gli occhi sbarrati, di fare altrettanto: non sono cose che ci riguardano ma mi sembra strano, tra le due Silvia dava l’idea di essere la più dura.

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