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4 Gen

bianconeroSono più spaventata io di Paola? Le ho spiegato che le applicherò la consueta disciplina, cioè cinque frustate, e che dopo ogni colpo deve contare e ringraziare, concludendo la frase con l’espressione “padrona”, e lei ha annuito.
“Se sbagli si ricomincia da capo”. Ha annuito di nuovo, ha capito che non deve parlare se non interrogata.
Siamo pronte, la prendo per l’improvvisato collare e la faccio rialzare, le ordino di allargare le gambe e di chinarsi in avanti e sento, forte ed improvviso, il suo odore di donna, come di pane fresco.
Brandisco la cintura e colpisco il bracciolo del divano, per farmi un’idea della forza che posso applicare: Paola non si muove, alle mie spalle Silvia soffoca un gridolino, a Michelle scappa una risata nervosa.
Alzo il braccio, la cinghia compie una elegante circonvoluzione e si abbatte sul culo proteso con uno schiocco fin troppo soddisfacente; Paola non si muove, con voce ferma risponde a tono: “Uno, padrona; grazie, padrona”.
Nessun segno, calo il secondo colpo. Sul rumore del cuoio contro la pelle un gemito, forte, ma non è Paola, che conta e ringrazia la padrona: è Silvia, ma io non mi volto per guardare, qui sta andando tutto liscio e non voglio perdere la concentrazione o farla perdere a Paola.
Terzo colpo, e per la prima volta Paola barcolla un po’, la sua voce è meno sicura quando dice: “Tre, padrona; grazie, padrona”.
Al quarto colpo Paola oscilla visibilmente e compare anche un segno rosso di traverso sulle natiche. “Quattro, padrona; grazie, padrona”, l’ultima parola è quasi un mugolio.
Riacquisto fiducia, e facciamola finita: accompagno il quinto ed ultimo colpo con un grugnito che mi sale dal diaframma, ci ho messo più forza; Paola si lascia scappare un gemito e quasi perde l’equilibrio, da qualche parte trova la forza di rispondere.
“Cinque, padrona; grazie, padrona”.
Ho la situazione completamente sotto controllo, adesso: non sono neanche preoccupata per i segni rossi che le ultime due frustate hanno lasciato sul culo di Paola, so che fra qualche ora spariranno e che sono un ben misero prezzo per quello che ha provato.
Silvia dice qualcosa ma neanche le rispondo: passo la cinghia dalla destra alla sinistra e mi avvicino a Paola, le accarezzo le natiche segnate, le infilo una mano tra le gambe, le dico, forte che sentano anche Silvia e Michelle: “Puoi venire”.

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