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14 Gen

mannelliE’ ora che io vada incontro a Paola. Esco dopo aver dato un bacetto più casto alla mia allieva e faccio giusto in tempo a veder scendere la nostra cliente da un tassì in fondo alla strada. E’ bellissima, vestita da donna in carriera, tailleur scuro dalla gonna un po’ troppo corta e pratici sandaletti a mezzo tacco, porta la borsetta e l’immancabile valigetta di pelle e incespica due volte sui sanpietrini sconnessi, dimostrando di essere piuttosto nervosa. E non va bene, sarà compito di Tiziana tranquillizzarla il minimo indispensabile.
Con le scarpe da puttana sotto i jeans sono alta quasi quanto lei, e la cosa la sorprende quando mi abbraccia per salutarmi.
Le chiedo se si sente sicura di quello che sta per fare, lei risponde che in realtà non lo è affatto e per questo vuole farlo, mi prega di aspettare, fruga nella borsetta e mi porge alla fine una busta.
Mi paga in mezzo alla strada? No grazie, le dico di metterla via e di seguirmi nello studio, dove avremo tutto il modo di discutere con calma.
“Dentro c’è una pennetta con il filmato del computer, ho voluto farti avere anche quello, e magari non volevi spiegare niente alla tua amica”.
“Tiziana è più che una mia amica, è la mia allieva e certamente non le devo spiegazioni per quello che faccio quando lavoro, come lei non ne deve a me. Sono contenta di averlo, questo video, grazie, ma adesso andiamo”.
Paola oscilla sulle lunghe gambe, mi chiede se possiamo fumare una sigaretta prima di entrare; la accontento e lei ne approfitta per spiegarmi che ne ha parlato con Silvia e ha avuto la sua benedizione, visto che lei ha rinunciato al BDSM quando si è accorta che le frustate le fanno male e non la divertono per niente. Mi ringrazia, poi, per averle chiarito le idee sul nostro rapporto, si era lasciata trasportare dal piacere fisico che ha provato e non aveva capito quello che doveva esserci dietro.
“Ciò non toglie che mi piacerebbe davvero che tu mi istruissi seriamente come una allieva: d’accordo, per te deve essere solo lavoro, poi magari mi troverò una padrona e finirò la storia con Silvia che ha cominciato un po’ a trascinarsi: l’anno scorso non avevamo certamente bisogno di Michelle o di te per divertirci”.
Rispondo che se si tratta di lavorare per lei va benissimo, d’altronde mi è molto simpatica, e le suggerisco di rinviare ogni decisione alla fine di questo pomeriggio: l’autorizzazione di Silvia significa inoltre che le potrò anche lasciare dei segni, se vuole.
Schiaccia la sigaretta sotto il sandaletto e risponde che non aspetta altro.
Entriamo.

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