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22 Gen

post-4-1245930017“Sì, forse c’è lavoro per noi ed anche per Deborah. Ma non mi piace molto, come te la cavi col giapponese?”, dico ad Aliena guardandola dall’alto in basso.
Domanda retorica, e lei lo capisce perché ride senza rispondermi, però poi ritorna seria e mi dice che gli orientali le fanno paura, c’era un tartaro fra quelli che l’hanno portata qui ed era il più cattivo.
“Questi dovrebbero essere più civilizzati, sono grandi manager di una multinazionale e noi saremo il colore locale per una serata in azienda”, rispondo sfilandomi i pantaloni.
Aliena si alza e mi aiuta con maglietta e reggiseno: non fa più la gattina, siamo di nuovo amiche. Mentre mi infilo la tuta lei fruga nel mio zainetto, recupera la lingerie da mistress e si offre di lavarla. Mi chiede anche se voglio fare una doccia prima di mangiare, ma io rispondo che non ne ho bisogno, grazie; in effetti mi sono lavata da Tiziana, ma questo non lo dico, non mi sembra il caso.
Lei arriccia il suo naso slavo facendo finta di annusare e dichiara che il sapone che abbiamo qui è migliore, poi mi avverte che fra cinque minuti, se voglio, è pronto in tavola.
E’ il mio turno di far finta di annusare, ma in effetti casa è pervasa da un profumino molto mediterraneo, di pomodori ed ortaggi. Rispondo che va bene e prendo al volo il telefonino di Irina che ha ripreso a squillare.
E’ Pierina, che mi dice che la marchetta è arrivata a duemilacinquecento euro e mi avverte di non tirare troppo la corda, altrimenti il capo delle risorse umane va a fare un giro sulla Salaria e si arrangia con tre slave raccolte lì.
Rispondo che va bene e le chiedo i dettagli, spostandomi nel salotto/studio per prendere l’agenda: annoto l’ora e il luogo, ed il telefono del signor De Rossi cui faremo riferimento appena arrivate alla foresteria sull’Appia Antica.
Le altre indicazioni sono: tutta la notte, e ti pareva, lesbo e anale obbligatorio, e ti pareva, gradita molta umiltà ma non sottomissione. Non sa quanti sono i clienti ma parlano tutti inglese, quindi riuscirò a comunicare: poi con un cazzo in bocca o nel culo non è che ci sia modo di fare tutta questa conversazione, ma almeno potremo dirci buonasera e grazie.
E adesso spero proprio che Deborah non mi pianti in asso: la chiamo, il telefono squilla a lungo, comincio a preoccuparmi e finalmente mi risponde.
“Pronto Stella? Sei tu? Grazie per avermi chiamata”.
Ha voglia di convenevoli ma io vado subito al dunque: “Ho lavoro per te, tieniti libera sabato sera”.
“Davvero? Grazie, sei gentilissima, non vedo l’ora”.
Non ho voglia di fare una lunga conversazione, quindi le dico che la andrò a trovare venerdì pomeriggio, subito prima della chiusura, mangeremo una pizza assieme e le spiegherò tutto.
Completamente soggiogata, Deborah dice che va bene, e che il sexy shop chiude alle otto e conosce una simpaticissima pizzeria lì vicino; mi ringrazia ancora e devo tagliare corto perché Aliena mi chiama dalla cucina.

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