298

29 Gen

Kiki_Montparnasse02Ci siamo godute un pomeriggio di dolce far niente, in previsione di una nottata che prevediamo movimentata, ed abbiamo anche rubato qualche ora di sonno.
Quando puntualissima arriva Catia al volante di una vecchia mercedes lucidata a specchio ma tutta ammaccata siamo pronte: Aliena con il suo tailleur pantalone nero di lino con i sandaletti, io con il tubino di velluto appena comprato e le mie fide chanel. Ho addirittura trovato una pochette nera di mia madre che si intona benissimo, dentro c’era ancora il suo portacipria.
Ho anche lo zainetto con maglietta, jeans e cambio di biancheria per me e per Aliena, beninteso.
Catia porta un abito lungo e scollato un po’ troppo elegante, ma il suo seno è in bellissima evidenza e risplende alla luce dei lampioni e poi, sull’Appia, a quella del cruscotto.
“Ho messo un po’ di crema”, dice, “così fa più effetto, è la parte migliore di me. E poi il vestito ha un paio di spacchi che ho allungato, voglio fare una buona impressione”. Catia guida con sicurezza il macchinone che ha visto tempi migliori, sorpassa un camion e continua: “Davvero, Stella, non so come ringraziarti per questa opportunità: per i soldi e non solo”.
“Io non ho fatto niente, sta a te parlare con Carla e convincerla”.
“Una bella cosa di Carla è che è solidamente etero, non pretende di far passare alle ragazze il test di ammissione: magari lo fa fare dal barista o dal buttafuori”.
“E quelli tu puoi maneggiarli come vuoi. Questi qui non ho idea di che gente siano, e di che tipo di clientela abbiano agganciato, sapevo che ai Castelli ci sono tantissimi club per scambisti, questo sì”, concludo. Aliena, seduta dietro, mi mette una mano sul collo e mi accarezza: la mano è gelata, deve essere tesa.
Catia imbocca una traversa facendo fischiare le gomme.
“Al novanta per cento i club di scambisti sono dei veri e propri bordelli, sai”, risponde, “come questo dove stiamo andando. Durano in media sei mesi, poi la polizia li chiude, stanno fermi un mese e riaprono nella villa accanto. Poi ci sono quelli con le amicizie giuste che non hanno problemi”. Le si vela la voce: “Come Peppe, in effetti. Ma se mi vogliono qui Peppe lo lascio perdere, con stile, riducendo, negandomi, e alla fine si stancherà di me e ne cercherà un’altra”.
Che indubbiamente troverà: potrebbe essere Deborah o una ragazza come lei che ha bisogno di arrotondare, oppure una madre single che non arriva a fine mese o la casalinga che si è trovata con il marito licenziato, non è indispensabile essere straniere per essere disperate.
E su questa considerazione poco allegra mi accorgo che siamo arrivate: un cancello chiuso, un tipo grande e grosso in completo scuro e auricolare e, sullo sfondo, un giardino pieno di auto ed una villetta su due piani molto graziosa e ben tenuta, per quel che posso vedere nella luce dei lampioncini che sottolineano un sentiero pedonale fino all’ingresso principale.

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Una Risposta to “298”

  1. solounoscoglio gennaio 29, 2013 a 6:27 pm #

    ” una ragazza come lei che ha bisogno di arrotondare, oppure una madre single che non arriva a fine mese o la casalinga che si è trovata con il marito licenziato, non è indispensabile essere straniere per essere disperate.” PAROLE SAGGE….

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