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4 Feb

clip_image018[1]Carla conosce il suo mestiere: mi ha messo a sedere sul bancone del bar, esposta a tutti gli sguardi, con Aliena in piedi al mio fianco, il frustino negligentemente appoggiato sulla mia fica.
“Amici, è il momento della prima estrazione, biglietto verde: vediamo un po’ chi è il fortunato che prenderà Slave Stella per il collare e la porterà nella stanza delle torture”.
Carla sa certamente come parlare in pubblico; mi porge un cestello argentato e mi invita a pescare un biglietto: io eseguo, cosa altro può fare una slave?
E’ un rettangolino di carta di pessima qualità, con su stampato il numero ventisei. Lo consegno a Carla che intende movimentare ancora la serata.
“Amici, tutti quelli con i numeri da uno a diciannove possono tornare dalle ragazze che li aspettano per bere un altro bicchiere alla salute di Slave Stella, gli altri possono farsi un po’ più vicini”.
E continua così per un bel po’, prima esclude quelli che hanno numeri più alti di trenta, poi quelli che hanno i numeri dispari. Vedo confusamente che buona parte dei delusi stringe d’assedio Catia, indubbiamente la più bella del gruppo, con un certo disappunto della ragazza di colore.
In qualche modo davanti a me restano in due: uno è un cinquantenne enorme ed apoplettico, strizzato in un vestito troppo stretto, con una improponibile cravatta regimental ed enormi scarpe giallo chiaro, l’altro è giovane, piccolo, sottile, con un completo blu palesemente sartoriale, cravatta di Marinella e lucide scarpe stringate nere.
Mi accorgo della perplessità di Carla, che evidentemente lo ha riconosciuto solo adesso.
“Bene, è il momento della verità: il numero vincente è il ventisei”.
Il gigante apoplettico butta per terra con stizza il biglietto e viene quasi placcato dalla rossa filiforme che con forza insospettabile lo guida verso un divanetto; il giovanotto elegante mi viene incontro, mi porge le mani e mi aiuta a scendere dal bancone.
Carla lo saluta con rispetto e lui ricambia con educazione: si conoscono, almeno di fama, io resto in piedi, occhi bassi e mani dietro la schiena.

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