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7 Mar

grosz02Allungo un braccio dietro di me e Deborah mi mette in mano una bustina già aperta: brava ragazza anche lei, si sta comportando bene. Tiro indietro la testa ed incapuccio il pelato: si incazzi pure, ma ‘senza preservativo’ non era previsto nelle condizioni di Pierina. Lo guardo da sotto in su, ha la stessa espressione impenetrabile, e me lo rimetto in bocca: il preservativo ha un gradevole aroma di menta.
Potrei continuare, ma il pelato mi scosta gentilmente la testa; incredibile, l’ordine mi arriva dal capellone, che con voce un po’ affannata mi prega di mettermi a quattro zampe: “Dogy stair, priis “. Eseguo, e vedo che Aliena è nella stessa posizione, con il capellone che le stantuffa da dietro, stavolta non si è neanche abbassato i pantaloni: mi auguro che Deborah abbia passato un preservativo anche a lei.
Il pelato mi artiglia i fianchi con due mani di ferro, entra dentro di me e comincia a spingere, dice qualcosa ed il capellone traduce pregandomi di abbassare la testa. Così il mio panorama si riduce al tatami e mentre oscillo avanti ed indietro sotto i colpi dell’anziano orientale mi viene in mente che proprio sopra un tappeto del genere feci il mio primo sessantanove, con la sensei di judo.
Il pelato non sembra aver voglia di fermarsi quindi mi lascio portare dai ricordi: avevo tredici anni, ero stata l’ultima a farmi la doccia e quando uscii nello spogliatoio trovai Paolona che mi aspettava con addosso solo la cintura nera. Già allora facevo gare di masturbazione con Sissi, la mia migliore amica, ma era chiaro che la sensei voleva qualcosa di più: mi prese per mano, mi portò sul tatami, si sdraiò schiena a terra come dopo aver subìto un ippon e mi disse cosa fare. All’inizio quasi mi persi in mezzo alle sue cosce, Paolona era alta quasi un metro e ottanta e pesava settanta chili abbondanti, tutti muscoli, ma quando sentii la sua lingua mi diventò tutto chiaro: mi dispiace soltanto di non riuscire a ricordare il suo sapore, ma allora non ci stavo attenta. Avemmo entrambe un bell’orgasmo nel giro di cinque minuti e no, non lo rifacemmo mai più.

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