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8 Apr

lot029Allora, Aliena ha chiamato Deborah, le ha detto che per un po’ sarà impegnata e che deve continuare ad esercitarsi, andando a dormire con una candela nel culo. Io ho chiamato Tiziana e ci siamo scambiate un po’ di coccole telefoniche da adolescenti, e poi siamo passate alle cose serie.
La mercedes di Irina è parcheggiata qui fuori, noi siamo in una stanza sul retro del ristorante sul lago, ci spogliamo, facciamo una doccia e cominciamo a prepararci.
Per motivarci, il gestore ci ha prima confermato che molto probabilmente troveremo il modo di vendere qualche extra, poi mostrato cosa sta facendo preparare per noi per domani: una meravigliosa coscia di agnello disossata che diventerà uno splendido arrosto. Ci lascia anche la teglia, così non avremo che da mettere tutto quanto nel forno caldo per un quarto d’ora e bagnare con il sugo che viaggerà a parte, in una bottiglia.
“Stavo pensando che potrebbe diventare un appuntamento fisso, questo”, ha detto alla fine, convinto di averci in pugno, “non necessariamente per gli scambisti, ma so che a Roma, per esempio, ci sono ristoranti con la danzatrice del ventre”.
Ho evitato di fargli notare che le danzatrici del ventre si esibiscono in locali libanesi, siriani o genericamente mediorientali: che tipo di menù penserebbe di dover servire ai clienti la sera in cui mi esibirò con Deborah, visto che Aliena per un po’ non lavorerà con me?
Mai contraddire apertamente qualcuno che può esserti utile, quindi mi sono tenuta sul generico “potrebbe essere interessante”, prima di lasciarlo lì.
Aliena è pronta: stasera la slave è lei, ed indossa maglietta bianca e gonnellina corta. Come le ho chiesto, ha raccolto in una treccia i capelli biondi e si presenterà scalza in scena.
Io mi sono affidata al mio vestito con gli spacchi, alle scarpe da puttana con il plateau ormai veterane di tante battaglie e allo scudiscio che stasera farà il suo debutto. Aliena lo ha visto mentre lo mettevo nello zaino e mi ha detto grazie; adesso che stiamo per andare in scena mi chiede di non fare troppo finta, vuole sentirlo almeno una volta: io le prometto che l’ultimo colpo sarà vero, ma solo quello.

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