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27 Apr

goya1Lucia ci aspetta con un piccolo fuoristrada al confine della sua proprietà e ci precede per un vialone sterrato ma piuttosto liscio, e che comunque la mercedes di Irina doma senza difficoltà. Curiosamente il casale non è sulla cima della collinetta che stiamo scalando, ma appena dietro, ed appare all’improvviso dopo una svolta.
Non ho idea dei lavori che hanno in mente i nostri ospiti, ma già così mi sembra in ottime condizioni: pietra chiara, portone con un bell’arco, solo una pavimentazione un po’ sconnessa che doveva essere quella dell’aia.
Mi colpisce un secondo piano mansardato, poi, quando scendo dall’auto, noto anche una fila di bocche di lupo al livello del suolo: sarà lì sotto che si concentreranno, probabilmente, i lavori.
Sulla porta c’è Lorenzo, elegantemente vestito da gentiluomo di campagna in giacca, camicia, pantaloni e foulard; ci viene incontro, abbraccia la moglie e ci stringe la mano, niente di men che corretto, poi prende in pugno le redini e ci mostra la casa, a partire da una enorme e modernissima cucina che funge anche da sala da pranzo, due stanze attrezzate come uffici e, al piano di sopra, due camere da letto e due bagni. Lasciamo il nostro piccolo bagaglio nella prima, su indicazione di Lorenzo, sempre più gentilissimo padrone di casa.
Poi, in fondo ad un corridoio, una porta e la provvisoria sala delle torture.
“Non ci siamo impegnati più che tanto, dal momento che dovremo trasferire tutto nel sotterraneo, che adesso è inagibile per via dei lavori ancora da fare”, ci dice, “ma c’è tutto quello che ci serve”.
La stanza è molto grande, ben illuminata da tutta una fila di plafoniere; le finestre sono chiuse con tavole di legno fissate al muro e coperte da stoffa nera, il pavimento è in pietra. Non mi piace molto, a stare in ginocchio qui c’è da soffrire tantissimo, penso, mentre Lucia che ha ora un luccichio negli occhi mi fa notare gli anelli fissati, ad altezze diverse, nelle pareti.
“Metteremo la croce di Sant’Andrea direttamente nel donjon”, precisa, “quindi ci dobbiamo in qualche modo arrangiare”.
Anche se stavolta sarò dalla parte giusta del frustino sento un brivido lungo la schiena e giuro di nuovo a me stessa che Tiziana non prenderà neanche uno schiaffo da Lucia, per nessuna ragione.

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