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19 Giu

1243189663_the-art-of-kevin-j.-taylor_500.-2Tiro giù la saracinesca del garage, rischiando come sempre uno strappo ai muscoli della schiena, mi volto e nell’angolo più buio dell’area di manovra, tra una palazzina e l’altra, più che vedere intuisco una presenza. Non sento pericolo ma solo odore di paura e di pessimo deodorante: mi avvicino strizzando gli occhi e vedo una ragazza accovacciata sul ruvido bitume, le ginocchia sotto il mento, le mani strette sugli stinchi.
No, non un’altra Cristina, per favore, con in più le complicazioni della mediazione linguistica e culturale.
Come i bambini, nasconde la faccia dietro le ginocchia: non mi vede e magari pensa che io non veda lei, ma non può non essersi accorta che sono una donna.
E infatti alza la testa, brillano due occhi nerissimi nella luce blu del lampeggiante di un’auto della polizia ferma davanti al mio cancello e mi dice: “Nascondimi, grazie”.
Ha sentito arrivare la pattuglia, prima delle sue colleghe: c’è un molle colpo di sirena, qualche strilletto soffocato, posso immaginare cosa sta accadendo; non sia mai che io lasci una sorella nei guai, sono superstiziosa e penso che potrebbe toccarmi il contrappasso. Le porgo la mano e la aiuto a rialzarsi, ho abituato le pupille alla poca luce e mi accorgo che è piccola e magra, con un corpo da bambina: da dove è venuta fuori?
La faccio appoggiare al muro, mi metto davanti a lei; i poliziotti qui fuori non possono vederci, ma ci tagliano la ritirata verso il portoncino di casa, che è in piena luce: ce n’è uno appoggiato allo sportello dell’auto che guarda proprio da questa parte.
Bene, io abito qui, ho le chiavi di casa, la carta d’identità e tutto il resto che lo comprova e non ho intenzione di farmi mettere paura, quindi prendo sottobraccio la ragazza, che si è certamente infilata nel cortile mentre il cancello automatico si richiudeva alle mie spalle, le dico di stare tranquilla e mi avvio.
Sbucando in piena luce mi chino su di lei e le stampo le labbra sulle sue, un bacio appassionato se mai ce n’è stato uno, lei capisce e mi abbraccia: abbracciate arriviamo davanti alla porta a vetri che apro con la chiave, abbracciate entriamo e ce lo chiudiamo alle spalle. Il poliziotto non ha fatto una piega, magari si farà una sega più tardi, pensando a quelle due lesbicone che gli sono passate davanti facendosi un lingua in bocca da paura.

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