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29 Giu

MM9Io ho un modo tutto mio per rilassarmi: mi metto ai fornelli e mi cucino qualcosa, anche una semplice frittata. Stasera ne ho proprio bisogno ed ho fame, e ho anche frigo e dispensa pieni delle provviste fatte con Aliena.
E così il telefonino della mia precedente vita squilla mentre piango affettando la cipolla per un risotto. Guarda un po’, è il fratellone che si invita a cena e si presenta dieci minuti dopo brandendo una bottiglia di Sauternes ed una grossa fetta di gorgonzola: era evidentemente già da queste parti.
E così spazziamo via il risotto e divoriamo il gorgonzola sul pane nero che ho ancora in casa innaffiando il tutto col vino francese che – miracoli del mondo glocal – ci sta benissimo. Io ero rimasta ferma all’abbinamento con lo Sfursat della Valtellina, figuriamoci.
Finalmente, mentre ci dividiamo un mezzo toscano, il fratellone viene al dunque: che poi è la buona ragione per la quale stasera non sta rimorchiando qualche puttana sulla Colombo, come fa quando ha voglia di incanaglirsi un po’.
Mi parla dello studio di Elena, e spero che non sappia che adesso lo occupo io, sia pure provvisoriamente.
“Quella palazzina ce l’ho da tempo nel mirino, e pare che adesso i proprietari si siano convinti a vendere. Ma non ci sono soltanto io, il momento per comprare è buono, con un po’ di contanti si possono fare ottimi affari”.
Vuole comprare tutta la palazzina? E poi che se ne fa?
“Non per rivendere, almeno non subito: ristrutturiamo e mettiamo a reddito, sono due negozi e quattro appartamenti”.
Non mi sfugge che ha parlato al plurale. Gli soffio il fumo in faccia, molto donna fatale, e gli chiedo cosa gli passa per la testa.
“Devi diventare una donna d’affari, sorellina: dimentichi che siamo soci perché lasci fare tutto a me”.
In effetti, morti i nostri genitori, le banche gli stavano togliendo tutti i fidi garantiti dalla loro firma, ed io ho ipotecato la mia metà dell’eredità per aiutarlo a superare il momento difficile. Me lo aveva anche detto, che mi avrebbe intestato la metà di tutte le nuove iniziative, ma non me ne sono mai preoccupata, anche perché non ho mai incassato un centesimo degli utili, che mio fratello ha sempre reinvestito. Dunque potrei diventare la padrona di casa di Elena, e si porrebbe il problema di sfrattarla per fare i necessari lavori di ristrutturazione. Minaccio il fratellone con il posacenere di cristallo che papà non usava mai perché troppo seccante da pulire: guai a lui se Elena viene a sapere che io ci guadagno se non riesce a rinnovare il contratto.
“Ma no, ma no, troveremo una soluzione. Soltanto volevo chiederti se ti va di mettere qualche altro soldino in questa iniziativa, adesso che sei sicuramente più liquida”.
Cioè, ha bisogno di soldi? Le cose non vanno bene?
“Il mio commercialista mi ha chiesto di scendere sotto il cinquanta per cento in questa società; non ho capito bene perché, probabilmente per qualche beneficio fiscale che non capisco. Mi ha chiesto di partecipare lui, gli basta l’uno per cento, ma come socio non ce lo voglio”.
E allora perché se lo tiene come commercialista? Il mio problema è che sono anche troppo liquida, gli dico di seguirmi e gli mostro il modesto nascondiglio del mio sudato gruzzoletto, e mi do anche della cretina perché adesso questi soldi potrei metterli nella cassetta di sicurezza. Lo farò per prima cosa domani mattina.
“Sospettavo che potessi avere un problema del genere”, sorride il fratellone intascando diecimila euro, che ha contato e ricontato ed ha sostituito nel tesoretto con un suo assegno personale come promemoria, “vedremo che magie potrà fare il commercialista per far diventare questi soldi più che legittimi”.
A proposito, questa è l’occasione buona, gli spiego il perché e gli chiedo di far lavorare la banca qui sotto.
“Il problema è che il direttore è un cretino ed il responsabile dei fidi qui a Roma un incapace, ma in fondo le altre non stanno meglio. E sia sorellina, sai che non ti posso negare niente”.
Se ne va quasi di corsa, chiedendomi scusa: “Ho voglia di scopare, sorellina, scappo e ci sentiamo presto”.

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