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30 Giu

KROLY_~1Quando arrivo sotto lo studio di Elena trovo Irina e Aliena che mi aspettano davanti al portone: stamattina ho fatto un po’ più tardi causa sosta in banca nonché spaventoso ingorgo sulla Colombo, dove non si passava neanche col motorino. Siamo comunque in tempo per farci il caffè e cambiarci: Aliena ed io indossiamo i vestiti di scena, Irina sostituisce i jeans con una gonnellina corta ed aderente.
“Mi auguro di non avere gli stessi problemi di ieri”, dichiara, “ma oggi voglio essere più presente, giuro”.
Ma non c’è niente da fare, i castellani ci conoscono e vogliono soltanto noi; Irina ne convince solo uno: voleva me, ci ha messe in due in ginocchio a leccargli il cazzo, poi ci ha fatte mettere a pecorina ed ha cominciato a passare dalla fica di Irina al mio culo con la regolarità di un metronomo; abbiamo commesso l’errore di dirgli fra quanto tempo sarebbe arrivato il prossimo cliente e ci ha dato l’impressione di volersi trattenere il più a lungo possibile. Irina ha risolto la situazione grazie alla gentile ma ferma presa sui testicoli che ha portato questo tizio a finalmente scaricarsi dentro di lei. Le ho fatto i complimenti mentre Aliena riceveva, frustino in pugno, il cliente successivo, dal quale non ci siamo fatte vedere.
Per tutta risposta ha sorriso un po’ amaro e mi ha chiesto nell’ordine un bacio ed uno spinello.
“Non ho fatto niente di eccezionale, è il minimo per una professionista. Non trattarmi come se avessi una malattia mortale”.
Io faccio segno di no, lei riprende: “Ma sì, ma sì. Anche Aliena ieri sera è stata fin troppo premurosa e affettuosa. E sai cosa ti dico? Da adesso chi me lo chiede lo avrà, il culo, basta che paghi”.
Ovviamente c’era un motivo di quel “non expedit” di Irina, che alla fine me lo racconta, complice un secondo spinello.
Insomma, quando è stata in balia del ricco sadico, appena arrivata in Italia, Irina ha dovuto passare una settimana con un manico di scopa ficcato nel culo. Non per farle male, era ben lubrificata e protetta, ma per umiliarla: non poteva sedersi, doveva spostarsi a quattro zampe e doveva pisciare alzando una gamba come un cane.
Non sono sicura di voler sentire altro ma lei continua: “Ogni mattina dovevo implorare perché lo togliesse per cinque minuti, ed ogni mattina dovevo fare una penitenza, in cambio: o mangiare la mia stessa merda, o scoparmi il cane che quel tipo si portava sempre appresso, o qualche altra cosa”.

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