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4 Lug

Agostino_CarracciTom mi ha permesso di rifugiarmi in camera da letto quando per la terza volta ritorna il cameriere e porta via i resti della cena, i piatti sporchi e anche la tovaglia.
Mi faccio trovare tipo Maja Desnuda, mollemente adagiata sul letto alla francese, quando mi raggiunge: si è spogliato anche lui e mette in mostra un fisico palestrato ed una nuova imperiale erezione, oltre ad una bottiglia di champagne già stappata e due bicchieri puliti; insomma ci sarà da lavorare parecchio, nel tempo che ci resta.
Il lavoro non mi ha mai fatto paura, quindi lo faccio sdraiare e comincio a coccolarlo leccandogli il petto e mordicchiandogli i capezzoli; lui ha posato bicchieri e bottiglia sul pavimento e mi ha saldamente piazzato una mano sul culo ed una sulla nuca, e mi guida lentamente ma sicuramente verso il suo cazzo.
E sia, almeno sono più comoda, su un bel letto morbido e non sul pavimento: mi dedico quindi ad un sontuoso pompino ad alto tasso di risucchio e ad elevato coefficiente di difficoltà, visto quanto è grosso.
Tom mi ha lasciato la nuca ma non il culo, che stringe con entusiasta espansività, ma non dice niente, non commenta, neanche un gemito di soddisfazione: giro appena la testa, alzo gli occhi e lo vedo che beve direttamente dalla bottiglia; è riuscito ad afferrarla senza muovere il corpo.
“Non smettere, per favore, stai andando bene”, mi dice tranquillamente. “Prima di scopare mi piace tenere la donna così, ti dico io quando smettere”.
Almeno parla chiaro, meglio così, penso, e abbasso di nuovo la testa. Provo ad accarezzargli il buco del culo con un dito ma lui mi dice di lasciar stare, per favore: sempre molto corretto, davvero. Quindi su e giù con la testa, poi lascio scorrere la lingua per tutta la lunghezza e arrivo fino alle palle che sfioro appena e sono premiata da un fremito e, finalmente, da un sospiro.
“Basta così, vienimi sopra, per favore”.
Un momento, ci vuole il preservativo che gli infilo rapidamente, poi mi metto a cavalcioni e mi abbasso lentamente su di lui reggendolo con una mano.
“Siediti comoda, prendilo tutto”, mi dice, e mi mette le mani sui fianchi per guidarmi.
E’ molto molto grosso, molto molto lungo, e lo sento molto molto in fondo: devo stare attenta. Comincio a muovermi non dall’alto in basso ma avanti e indietro, per limitare i danni: lo guardo in faccia e mi sembra soddisfatto, quindi continuo.

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