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17 Lug

1369301943013_lady-tarin---ludovicaMalika non ha fatto una piega davanti allo specchio che fronteggia il letto, lì nella stanza dove Elena riceve i clienti, e neanche davanti all’intera parete a specchio del salotto; invece si è entusiasmata dopo, quando mi ha accompagnata in bagno per mettere a posto accappatoio ed asciugamani. Mi ha onorata di una lunga tirata in un francese per fortuna chiarissimo e che riesco a seguire anche nelle mie menomate condizioni.Insomma, dopo avermi fatto i complimenti per la casa, bella, in ordine, pulita, mi chiede se può fare il bagno qui, e se poi può far venire anche Farida, visto che dove abitano loro i servizi igienici sono ridotti ai minimi termini. Ovviamente rispondo di sì, non c’è problema, se vuole si può accomodare subito, e se non le dispiace io mi sistemo sul divano. Ma poi Malika non fa subito il bagno, per due buone ragioni: la prima è che devo lavarmi io, e basterebbe e avanzerebbe, e poi vuole far venire anche Farida, e non capisco bene che differenza possa fare. Comunque le spiego quale pulsante del citofono premere, le dico che le aspetto e mi chiudo in bagno. L’unico segno che mi hanno lasciato è un livido sulla fronte: riempio di acqua fredda il lavandino e immergo ripetutamente la faccia, prima di dedicare la necessaria attenzione alla mia fica. Mi brucia e mi fa male, come mi fa ancora male la spalla così maltrattata. Sulle mutandine trovo anche qualche macchietta di sangue, come vedo diventare rosa l’acqua tiepida che faccio scorrere nel bidè e con la quale comincio delicatamente a lavarmi.Il dolore si attenua, e mi accorgo che per qualche motivo quello che mi ha violentata non mi è venuto dentro: sembra non sia proprio venuto, in realtà, non trovo traccia del suo sperma neanche passando una mano fra le natiche o sulla schiena. Si era messo un preservativo? Non me ne sono accorta, ma in quelle condizioni non ero certamente presente a me stessa. Non è questione di poco conto, in realtà: dovrei correre ad un pronto soccorso e chiedere la pillola del giorno dopo, per tacere delle analisi da fare per scoprire eventuali infezioni. Decido che sì, per qualche ragione il bestione si è protetto, magari aveva paura che fossi io ad impestare lui. Rialzandomi sento ancora una fitta alle reni e quasi inciampo; con molta cautela mi seggo di nuovo sul bidè e mi spoglio completamente dalla vita in giù.  Non ho voglia di usare la biancheria che ho appena lavato a così alto prezzo, quindi zoppico fino alla stanza di Elena e recupero una gonna che le ho visto indossare sul lavoro: mi va abbastanza bene e mi copre, mi sembra abbastanza castigata da non scandalizzare Malika.

 

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