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11 Set

naked-houseworkEntel ha smesso di essere simpatico un paio di ore dopo, ha continuato Lina, quando questo cugino le ha affidate a lui che le ha caricate in macchina e le ha portate lì dove le abbiamo trovate mio fratello ed io.
Via i passaporti, via i vestiti, e giù botte, senza dire una parola, senza dare una spiegazione: Entel ed un paio di tizi le hanno picchiate per una giornata intera, dandosi il cambio quando erano stanchi, intervallando le botte con le violenze sessuali e le umiliazioni, e ovviamente senza dar loro da mangiare e da bere; no, non è proprio vero, visto che le hanno costrette a bere la loro stessa orina e hanno ripetutamente pisciato loro addosso.
Questa orribile storia in qualche modo mi affascina, però non posso fare a meno di notare lo strano intreccio etnico: Irina è ucraina, se ho capito bene, Tina e Lina rumene come presumibilmente questo loro cugino, Entel albanese. Non capisco cosa li unisca, se non l’essere tutti stranieri ed avere a che fare con la prostituzione più o meno organizzata.
Insomma, dopo ventiquattro ore di questo trattamento sono state sommariamente lavate e sistemate sull’angolo di un marciapiede, in una zona che ovviamente non saprebbero indicare: del resto di Roma hanno visto poco e niente. Ovviamente avrebbero fatto qualsiasi cosa per non subire di nuovo un pestaggio del genere: quindi fare un po’ di marchette sembrava essere il male minore.
Il problema, interviene faticosamente Tina che mi chiede un’altra sigaretta, è che Entel sembrava essere convinto della necessità di tenerle in uno stato di terrore permanente: oltre a dar loro poco da mangiare ed a negare un minimo di igiene, faceva ripetere il pestaggio più o meno una volta a settimana.
“Ci dovevano essere anche altre ragazze: le sentivamo, a volte, ma non le vedevamo, e credo che anche loro fossero trattate come noi”, aggiunge Lina, che mi dice anche che Entel ha a disposizione tutta la palazzina in cui lo abbiamo incontrato, e anche quella accanto, al di là di un vicoletto di terra battuta, e i due fabbricati sono collegati al livello delle cantine.
Bene, su queste palazzine il fratellone potrebbe anche fare qualche indagine, volendo, ma non ha più importanza, dal momento che mi auguro di non aver più niente a che fare con quel simpatico ragazzone.
“Però noi aspettavamo qualcuno che ci portasse via, sai?”, dice Tina, “ce lo avevano promesso”.
In che senso? Non sono destinata ad avere spiegazioni: Lina fa notare all’amica che il pavimento è ormai asciutto e che ci sono ancora le finestre da lavare, e che è il caso di darsi da fare anche perché lei ha fame. Io non posso fare altre domande, si suppone che sappia tutto quello che devo sapere: mi piacerebbe conoscere il significato del messaggio in rumeno che ha reso tanto felici queste ragazze, ma non posso certamente chiederglielo.

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