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16 Set

FERENC~1Cercando su internet ho trovato, due traverse più in là, una bottega di parrucchiere cinese cui ho affidato Tina e Lina. Per tutte e due, un taglio nuovo che incornici e renda più fini le loro facciotte un po’ troppo tonde, e per Tina c’è anche il problema del colore.
La padrona ci ha pensato un po’ su e poi mi ha più o meno garantito che quell’orribile biondo può diventare un più accettabile castano con sfumature rosse e le ho dato il via libera, e adesso le ragazze sono nelle mani di due ragazzine gentilissime in grembiule rosso – mi pare che per i cinesi sia un colore portafortuna – e credo si godano questo pomeriggio.
Io me lo godo un po’ meno: ho già faticosamente composto e spedito un lungo messaggio a Irina, ripetendo più o meno il parere del fratellone, e adesso controllo nervosamente la posta elettronica ogni dieci minuti, sperando di trovare la risposta che mi liberi da questa croce.
Invece il telefonino si ricorda di essere anche un telefonino e riceve una telefonata: è Simonetta, accidenti, che proprio nel momento peggiore si ricorda di me e mi offre lavoro. Insomma, pare che Titta abbia di nuovo casa libera, domani sera, e si è ricordato di me.
Sì, no, non so: sono le risposte che mi frullano per un attimo nel cervello, poi dico che va bene e tiro un sospiro di sollievo quando Simonetta mi precisa che posso vestirmi come voglio, stavolta.
Bene, perché questa è la scusa, più ci penso e più me ne convinco, da dare a Lina e Tina un altro po’ di fiducia in più. Potrei quindi prendere un tassì e andarmene a casa, cambiarmi, finalmente, visto che ho cominciato ad odiare questo tailleur, andare da Titta e tornare al Pigneto con la moto.
In tutto questo le ragazze resterebbero sole per cinque o sei ore, durante le quali non potrei decentemente legarle o imprigionarle in bagno: mi accontenterò di chiudere a chiave la porta di casa. E no, su questo non cambio idea: non intendo coinvolgere Tiziana quindi non le chiederò di venire a sostituirmi.
Già che ci siamo, e che dobbiamo aspettare la tintura per Tina, faccio fare qualche colpo di sole a Lina, e intanto parlo con Elena, che mi ha mandato un messaggio chiedendomi come sto.
Mi dice che, per qualche ragione, Cristina è tornata ad essere affettuosa con lei, le cose vanno un po’ meglio ed anche il lavoro ha ricominciato a girare; mi dice anche che da una decina di giorni ogni tanto sente squillare il citofono dello studio ma quando rispondono non c’è nessuno e la cosa un po’ la preoccupa, come la preoccupa di essere rimasta sola nella palazzina al Macao e di trovarsi con le impalcature dei lavori di restauro sulla facciata e lungo le scale.
“Tra l’altro ci si potrebbe nascondere un esercito di malintenzionati”, commenta.
Bene, Elena ha già avuto a che fare con la violenza, me ne ricordo benissimo, e la ha affrontata considerandola un rischio del mestiere, ma adesso si sembra davvero preoccupata. Tra l’altro mio fratello mi ha accennato qualcosa proprio stamattina, parlando però di settembre come data di inizio dei lavori: non mi ha mai raccontato balle, dall’epoca in cui, undicenne, gli presentavo le mie amichette e lui le affascinava dall’alto dei suoi tredici anni e mi raccontava cosa riusciva a combinare con loro, quindi o ho capito male io o c’è qualcosa di più complicato.
Non solo: secondo Cristina, mi riferisce ancora Elena, da quelle parti è comparsa almeno un paio di volte sua madre.
Bene, anzi male. Se Cristina ha ragione, aveva ragione anche quando le sembrava di aver visto Andrea sotto casa di Elena, e questo significa che quella strana coppia non sembra aver rinunciato a rimettere le mani su Cristina ed i suoi introiti.
Cristina sembra aver dimenticato le sue ubbie anche per questo, forse: si è resa conto di quanto stia adesso incomparabilmente meglio di prima, e si è spaventata ricordando le botte che prendeva a casa.
Elena mi chiede anche se per caso non ho per le mani un po’ di lavoro extra; è estate, ma le sembra che il movimento sia ulteriormente diminuito. Al momento niente, rispondo, ma prometto di ricordarmi di lei, anche se non se lo meriterebbe, avevamo fatto tutti i programmi per lavorare assieme e non appena è comparsa Cristina se ne è dimenticata.
Concludiamo concordando che possiamo passare una serata assieme, ed io rispondo senza impegnarmi, magari la settimana prossima, perché no.

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