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19 Set

47Per fortuna Titta non ha voluto niente di troppo complicato, ma soltanto un rovesciamento di ruoli: stanotte è stato lui a fare la puttana ed io il cliente, e dovevo essere io a chiedergli di girarsi, prenderlo davanti, dietro, sopra e sotto. In mancanza del principale accessorio, si era munito di una enorme carota che sarebbe stata molto meglio tagliata a julienne e mangiata con una vinaigrette di olio e senape, ma tant’è, ho dovuto reggerla con una mano all’altezza dell’inguine e mettergliela in bocca e altrove. Per tutto il tempo è stato con un cazzo enorme al vento, ma sin dall’inizio mi aveva chiesto di non toccarlo, fino a quando, come d’accordo, lo ho sodomizzato con la carota e mi sono impalata su di lui.
Si è divertito tantissimo, mi ha detto alla fine, quando mi sono rivestita e lui è rimasto lì ancora con la sua brava carota nel culo, ed era sicuro che io fossi la ragazza giusta per questo gioco. Sono lusingata, ed ho ancora cinque minuti prima che Simonetta mi chiami al telefono e richiami all’ordine, quindi gli strizzo l’occhio e gli regalo un supplemento di emozione dicendogli che ci sono pure puttane più carine ma più brave non ne ho mai incontrate. Gli si drizza di nuovo in un lampo sotto i miei occhi ed anche questa volta con una mano rispondo a Simonetta e con l’altra lo faccio ancora una volta felice.
Spendaccione, anche stavolta mi allunga qualche banconota mentre sono sulla porta, e non sono preparata a sentirmi chiedere il numero di telefono. Non mi fido: Titta dice che vuole saltare l’intermediaria e pagarmi di più, ma la storia di Patty, come me l’ha raccontata Catia, è ben salda nella mia mente, e non posso permettermi il rischio. Mi scuso, gli rispondo che non posso, che è contro le regole e che mi potrebbe mettere in difficoltà; Titta incassa con stile ma da una piega delle labbra capisco bene che ho perso il cliente.
Mentre filo in moto verso il Pigneto e la mia futura giornata da carceriera ci ripenso e mi chiedo cosa mi è capitato, dal momento che un mese fa avrei corso il rischio di farmi scoprire, ed anche altri, e invece adesso sto disciplinatamente alle regole; mi rispondo che probabilmente di rischi ne ho già corsi abbastanza. Poi mi chiedo se devo dirlo a Simonetta e non so cosa decidere: da una parte non è il caso di metterle una pulce nell’orecchio, dall’altra se si accorge che Titta non mi cerca più, e certamente se ne accorge, potrebbe venirle il dubbio che la sto scavalcando.
Infilo la Ural nel garage di Irina e, contemporaneamente, sento lo scatto nella pancia che annuncia il ciclo mestruale e trovo la risposta: domani la chiamo e glielo dico, maledizione, viva la sincerità.

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