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8 Ott

EugneDelacroixMlleRose-viBattuta razzista e scontata, lo so, ma Andrea mangia come una cannibale; mi ha portata in una trattoria che si affaccia sulla traversa successiva dove la conoscono e senza attendere ordinazioni ci hanno rimpinzate di semplici prelibatezze: cacio e pepe, matriciana e carbonara per primo, petto di vitello alla fornara e coniglio alla cacciatora per secondo, e alla fine i biscottini secchi dei Castelli; per accompagnare, prima un rustico vino rosso, poi un gradevolissimo cannellino.
Io assaggio, ed è veramente tutto molto buono, Andrea fa fuori anche le mie porzioni prima che riesca a mettere in salvo il piatto con il coniglio.
Comunque tiene le orecchie aperte e ascolta le mie spiegazioni, le dico che adesso non ho un posto dove farla dormire e neanche dove farla lavorare, ma prima dell’inverno penso proprio di poter risolvere il suo problema.
Lei mi risponde, alla fine, che prima viaggiava con Lalla e Maura, che le davano un passaggio e dividevano la benzina, adesso se la fa in parte con l’autobus e in parte a piedi quando va al lavoro, e quando ritorna a casa è una bella passeggiata, tranne quando è fortunata e Roberto ha voglia di un pompino e, dopo, la porta a destinazione.
E’ chiaro che se le trovo una stanza a Roma, e il fratellone mi risolverebbe certamente il problema, Andrea non può più decentemente lavorare da Carla, o dovrà adattarsi a dormire lì dal giovedì alla domenica; mi lubrifico con un altro po’ di cannellino ma non trovo una soluzione: già adesso conosco più ragazze che appartamenti, magari c’è una possibilità quando Tiziana è fuori combattimento.
Lo spiego ad Andrea, che mi ascolta annuendo, e alla fine conclude che non è una cosa urgentissima, e magari le farebbe piacere venire a trovarmi, uno di questi giorni nei quali non lavora.
Perché no? Da qui può prendere il treno per Roma, e da lì la metro, o magari la vengo a prendere io. Poi mi viene in mente Simonetta, con la quale ho un appuntamento che è un po’ mi preoccupa.
Ho voglia di fumare, quindi pago il conto, ridicolmente economico, e usciamo seguite dagli occhi attenti del titolare e del cuoco.
“E’ come immagini”, mi dice Andrea accettando una sigaretta, “ho fatto parecchi pompini, qui, ai vecchi tempi: ci venivo con Mimmo, mangiavamo e poi andavo in cucina e accontentavo cuoco, cameriere e pure il lavapiatti, quando c’era”.
Un altro caffè si impone, proprio accanto all’ingresso di casa della mia nuova amica: la barista sorride ad Andrea e rifiuta i soldi, e Andrea me la presenta; Cinzia è la sua padrona di casa ed è diventata una amica, spesso mangiano assieme la sera e no, non fanno sesso, Cinzia, cinquant’anni portati con noncuranza, è etero al 100%, divorziata ed ora single dopo una lunghissima convivenza.
“Andrea non può passare un altro inverno lì dentro”, dice andando a mettere il cartello “Torno subito” sulla vetrina e facendoci accomodare sul retro, “io ho affittato il negozio pensando che sarebbe stato un normalissimo scannatoio, nessuno ci dovrebbe decentemente abitare”.
Come quasi tutto quello che riguarda il nostro mestiere, la posizione di Cinzia è non ambigua ma ambivalente: Andrea si guadagnava da vivere ma veniva sfruttata da Mimmo con la sua collaborazione, adesso ha un tetto sopra la testa ma è un posto orribile; le dico che forse Andrea andrà via alla fine dell’estate e Cinzia tira un vero e proprio sospiro di sollievo.
“Una volta c’era un bravissimo artigiano, era inquilino di mio padre, ha fatto tutto l’arredamento del bar”, mi spiega, “poi lui è morto, i figli fanno gli impiegati, ed io non potevo permettermi di tenere sfitto il locale. Andrea non è stata la prima, sai, ma è una ragazza particolarissima, mi è stata subito simpatica, se avessi la possibilità la prenderei a lavorare con me ma da questo baretto guadagno appena quanto mi basta per tirare avanti”.
Un’altra storia di questa Italia che non ci piace più, insomma.
Usciamo, prendo fiato e finalmente dico ad Andrea che se vuole può venire a Roma con me, adesso, stasera le faccio conoscere mio fratello che può aiutarla a trovar casa e poi le faccio incontrare un’amica che forse può farla lavorare, e prende comunque di meno di Carla; le spiego anche che con mio fratello può anche mettersi d’accordo per la notte, e la assicuro che non ha il braccino corto.
Se si sorprende che io faccia la ruffiana in famiglia, lì in piedi, sulla porta di casa, non lo dà certamente a vedere: mi ringrazia e dice che sì, le farebbe piacere, ha bisogno di cinque minuti per mettersi un paio di pantaloni e prendere un cambio di biancheria; entro con lei ed immediatamente mi riprende l’angoscia: per fortuna Andrea è velocissima, si cambia, infila la gonna che aveva indosso, un’altra camicia ed un paio di mutandine nella grande borsa che porta a tracolla ed è pronta.

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