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11 Ott

francesca-woodman-05-0412APer una volta mi sveglio prima di Tiziana, mi muovo delicatamente per non disturbarla e preparo il caffè; nonostante il sonno ristoratore, il forte e ripetuto piacere di questa notte mi ha lasciata con le membra indolenzite ed anelo ad un bel bagno caldo, magari assieme alla donna innamorata che risveglio portandole la tazzina piena, bollente e amara come le piace e come piace anche a me.
Beviamo il caffè accovacciate sul letto, ed il profumo della strana miscela che ho comprato qualche giorno fa in centro si fonde con quello più animalesco dei nostri corpi: in momenti come questi mi sorprendo a chiedermi quanto potrà durare la nostra storia, ed a desiderare, forse per la prima volta, di invecchiare in compagnia di una persona e di avere un figlio da crescere insieme; sono sensazioni che tengo per me.
Tiziana sarebbe dispostissima a ricominciare quello che abbiamo concluso poche ore fa, ma stamattina no, io non ne ho voglia, e davvero ci accomodiamo abbracciate nella vasca da bagno e ci restiamo a lungo: anche nella mia c’è poco spazio, e penso fuggevolmente di chiedere al fratellone di progettare una bella ristrutturazione di questa casa, a misura del mio nuovo amore.
Ma c’è tempo; Tiziana vorrebbe andarsene ma la prego di restare, devo informare Irina e voglio che anche lei sia al corrente della faccenda, e mentre compongo un messaggio piuttosto lungo sul mio vecchio netbook la invito a sedersi accanto a me sul divano ed a leggere; prima di inviare, le chiedo cosa ne pensa.
“Secondo me con quelle due non hai ancora finito, ma se puoi gira alla larga da Carla”, è il suo parere, ed io sono d’accordo con lei: Carla, come Simonetta, come Pierina, sono donne che sfruttano altre donne, in questo uguali in tutto e per tutto ad Entel e a gli altri uomini come lui; purtroppo da Carla dovrò tornare il mese prossimo, ma fino ad allora tante cose potranno accadere, spero addirittura che Irina torni a Roma e mi liberi da questo peso.
Anche perché i pesi non finiscono mai. Ho appena salutato Tiziana che se ne torna a casa che squilla il mio telefonino: è Andrea, che è arrivata a Frascati in quel preciso momento, come mi dice, gentilmente accompagnata dal fratellone.
Mi ringrazia e mi dice che è stata benissimo, sia da me che dopo, che mio fratello è un signore e che ha certamente tante pretese ma è sempre molto gentile e premuroso e che se posso passarle qualche altro cliente come lui mi sarà riconoscente in eterno. Molto educatamente, direi, non entra in particolari: non sa che, alla prima occasione, sarà mio fratello a raccontarmi tutto quello che ritiene importante io sappia, figuriamoci.
Ma la telefonata di Andrea è anche fonte di una nuova idea: presenterò lei a Simonetta, e vediamo come va a finire, quindi le spiego che si tratta di un’opportunità interessante e lei risponde che va benissimo, farà un pisolino e prenderà un treno a metà pomeriggio, io la andrò a prendere alla stazione.
Andrea poi mi parla della questione della casa, sulla quale il fratellone si è quasi formalmente impegnato, e ritorna al problema del lavoro: davvero Simonetta può essere d’aiuto?
Non so che dirle, io da lei non ho avuto, tutto sommato, lavoro sufficiente da viverci ma è anche vero che si sono fatta vedere poco al suo centro estetico, e insomma potrebbe essere almeno un punto di partenza, sempre se Simonetta decide che per lei va bene; le spiego dell’esame di ammissione da passare e lei fa una sonora risata, la cosa non la preoccupa affatto, meglio così.

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