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16 Ott

Bartholomeus_Spranger_-_Venus_and_Vulcan_-_WGA21693Nonostante i presupposti non proprio esaltanti, una volta rimasti soli Leo si è comportato benissimo; che sappia o almeno immagini la mia professione, non mi ha certo scopata come un cliente, sin dall’inizio, quando mi ha gentilmente spogliata accompagnando i gesti con carezze e baci, ad una lunga fase di preliminari, che per una volta mi sono goduta, a quando ha dato mano ad un preservativo e lo ha lestamente infilato, infine a quando mi ha gentilmente chiesto se poteva concludere; tante attenzioni che, a ben vedere, mi sono piaciute più della scopata in quanto tale, dalla quale ho comunque ottenuto due piccoli orgasmi, quasi segreti, uno all’inizio, quando si è fatto strada dentro di me con una forza tranquilla che non sospettavo, ed uno alla fine, quando ha affondato gli ultimi colpi tenendomi forte per i fianchi.
Se aggiungo che ha anche un gradevole profumo ed una ovvia passione per l’igiene personale, posso concludere che sono pronta a rifarlo, magari su un letto e senza bisogno dello spettacolo porno prima, tanto per capire questo che tipo sia; anche perché adesso siamo seduti sul divano, ancora nudi, mi stringe gentilmente con braccio attorno alle spalle e dopo essersi messe in bocca con gesto molto anni ’70 due sigarette me ne ha passata una con un sorriso.
Adulto è adulto: non mi chiede se mi è piaciuto, e meno male, e mi ripete, dopo averlo detto più volte mentre mi scopava, che sono molto bella.
Gli rispondo che anche lui è un bell’uomo, ed in un attimo me lo ritrovo in ginocchio fra le mie gambe, la sigaretta finita chissà dove, con la lingua impegnata attorno al mio clitoride: bene, gli metto una mano sulla nuca per guidarlo dove mi piace di più e me la godo; già so che dovrò ricambiare, ma certamente non mi pesa.
Simonetta e Andrea si presentano quasi a sorpresa, immagino alla ricerca di qualcosa da bere, proprio quando io ho appena finito di ringraziare Leo e sono ancora in ginocchio e mi sto sommariamente ripulendo la faccia con un fazzoletto che proprio lui mi ha cortesemente offerto.
Lei non fa commenti, e neanche noi: così come siamo, cioè tutti nudi, ci accomodiamo di nuovo a tavola e ci facciamo un altro giro di cognac. Bevendo, guardo di sottecchi Andrea che sembra particolarmente tesa: è come se avesse fatto un esame importante e non fosse contenta del risultato.
Simonetta è certamente la più tranquilla e ci racconta di Nuruddin, richiedente asilo politico da lei portato via dall’ex ambasciata somala con l’aiuto di un suo caro amico, lasciandomi indovinare che deve essere sicuramente uno dei quattro che mi sono dovuta scopare a prezzi di saldo con Catia e Fabrizia.
Nuruddin non era entusiasta di venire a lavorare per una donna, dice Simonetta, ma siccome è un ragazzo intelligente si è subito reso conto che era meglio che non avere nessuna alternativa, e adesso è davvero disciplinato ed obbediente.
Poi scocca un’occhiata ad Andrea e comincia a parlare di Li-tze; Andrea capisce al volo, abbandona il bicchiere sul tavolo e utilizza la mano che lo reggeva in maniera più produttiva tra le gambe della padrona di casa.
Li-tze, dicevamo, è con Simonetta da quando aveva dieci anni, affidatale da una famiglia in difficoltà. Traduco: i genitori pieni di debiti non volevano metterla in mano alle Triadi.
“Pensate che è nata qui, ma quando è venuta a stare con me non parlava una parola di italiano”.
Insomma, Simonetta se la è tirata su ed è diventata l’unica persona di cui realmente si fidi, da quanto ho capito, perché le permette, a volte, di dormire con lei, cosa che con Nuruddin preferisce non fare.
Li lascia, a volte, passare la notte assieme, ma senza esagerare; tra l’altro, da quello che mi è sembrato di capire vedendoli all’opera, lei non ne è proprio entusiasta e le sembra più una punizione che un premio.
“Tra l’altro”, e si rivolge a me scherzando ma non troppo, “hai fatto fare la seconda a Leo e così mi hai lasciata a bocca asciutta, ti avrei proposto di fare a cambio, adesso”.
Andrea, la mano sempre affondata nell’inguine della padrona di casa, irrigidisce il bel viso in una smorfia di odio, spero non nei miei confronti; non si tranquillizza neanche quando Simonetta la fa una carezza sulla testa e la invita a continuare, come per dirle che si accontenta.

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