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21 Ott

-5Alla fine non sono riuscita ad andare a letto presto quanto avrei voluto, perché sul vecchio numero mi ha chiamata, addirittura, un’imbarazzatissima dottoressa Rossi: ricordate il medico che ha curato Irina e che mi aveva chiesto se poteva telefonarmi?
Insomma, serata e nottata, alla fine, nella quale a volta ritornano le figure del passato, e la dottoressa Rossi, che scopro chiamarsi Francesca Romana, nome bellissimo ma decisamente imbarazzante da pronunciare nell’intimità, dopo una lunga serie di frasi su Irina e sulle cure che le ha prodigato alla fine è riuscita ad invitarmi a cena.
Devo dire che ero piuttosto incuriosita, anche perché mi aveva inizialmente proposto di uscire in quattro, con Irina ed una sua amica, e quando le ho spiegato che Irina non era a Roma ha modificato in corsa la strategia e mi ha direttamente invitata a provare una trattoria molto caratteristica, a suo dire, tra Prati e Trionfale, soltanto noi due, e quando tornerà Irina, perché no, ci potremo andare in quattro; la curiosità uccise il gatto ed io sono sempre disposta a correre il rischio, quindi ho accettato e siamo rimaste d’accordo di vederci direttamente lì dopodomani sera.
In conclusione, mi dico ripensandoci mentre saluto Mimì che arriva affannata dalla fermata dell’autobus su corso Vittorio, penso proprio che stasera manderò in bianco la francesina e rinuncerò anche a portarmi a casa Deborah, che ho comunque chiamato per avvertirla della mia visita in negozio con una amica etero e per avvisarla di trattarmi come una qualsiasi cliente.
Nell’esercizio delle sue funzioni di commessa e sotto l’occhio attento del padrone Deborah si dimostra professionale e competente; io intercetto un paio di sguardi penetranti ed interrogativi dell’uomo al mio indirizzo ed a quello di Mimì, ma faccio finta di niente e sono felice quando si decide per un semplicissimo cazzo di gomma e rinuncia ad un piccolo vibratore a forma di uovo, della quale la mia enigmatica sub vanta i pregi anche in termini di ecologia: niente pile obsolete ed inquinanti, ha dentro una batteria al litio che si ricarica collegando il sex toy al computer, ed è anche impermeabile, si può usare nella vasca da bagno o sotto la doccia.
Deborah ci spiega anche che può andare bene anche per giocare con un maschio, ma Mimì non si lascia convincere: in effetti è piuttosto caro, dice che per l’uso che deve farne non vale la pena.
Già che sono qui, ed anche se Luca, il nipote di Master marco, non mi ha ancora cercata, compro un cockring dall’aspetto minaccioso: un anello di lucido metallo completato da un cavetto d’acciaio e da un plug da infilare nel culo della vittima, costa uno sproposito, speriamo che il ragazzo si ricordi di me altrimenti saranno soldi buttati.
Deborah fa un cenno di assenso quasi impercettibile, ha capito, e mi sussurra che se ho bisogno di qualcos’altro posso chiederlo a lei: non ha buttato via tutta l’attrezzatura che utilizzava quando aveva un allievo.
Mimì sembra avere una gran fretta di provare il suo nuovo giocattolo, e mentre beviamo un aperitivo nella piazzetta architettonicamente indecisa tra il barocco papalino ed il più sobrio stile fine ottocento freme e guarda ripetutamente l’orologio.
Per un po’ faccio finta di niente, poi ho pietà di lei e le offro anche un passaggio, dimenticandomi che indossa una elegante gonna appena sopra il ginocchio; che c’è di male, potrebbe montare all’amazzone, ma lei ringrazia e rifiuta educatamente, mi sfiora la gota con la sua e mi promette di farsi sentire.
Sia ben chiaro, non ho nessuna voglia di lei, e meno male che ha anche dimenticato la storia del maxivibratore di cui le avevo parlato quella sera al mare: meglio così.
Mentre mi infilo il casco mi raggiunge quasi di corsa Deborah per chiedermi se ho del lavoro per lei: ha sempre bisogno di soldi, accidenti, quindi per farla contenta chiamo il fratellone lì su due piedi e le faccio un po’ di pubblicità, prima di fargli confessare che è fuori città per qualche giorno e che sì, la cercherà quando torna, in fondo è proprio una soddisfacente puttanella, anche se un po’ troppo giovane per i suoi gusti.
In bocca a mio fratello si tratta davvero di un complimento, ma non me la sento di ripeterlo alla destinataria, cui riferisco solo la promessa di una telefonata, che la rallegra abbastanza.
Deborah è in vena di confidenze ma io ho voglia di tornare a casa, quindi taglio corto quando mi dice che la prossima volta vorrebbe chiedere a mio fratello se gli va di maltrattarla un po’, visto che è sempre così gentile da farla sentire quasi una fidanzata: mi limito a risponderle che, finché non torna Mistress Aliena, per queste cose ci sono io, troppo lungo spiegarle che lui fa solo sesso tradizionale e ci si diverte tantissimo.
Al massimo, le concedo, quando vai da lui mettiti un paio di pinzette ai capezzoli e fagliele scoprire quando ti spogli, tanto per vedere come reagisce, e lei mi ringrazia ripetutamente; e finalmente posso salire sulla moto e andarmene, era ora.

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