564

22 Ott

7_vOuO3Le giornate si stanno accorciando, ma anche stasera ho fatto tutta la strada di ritorno con il sole negli occhi, e non è bastata la visiera parasole del casco.
Tanto che un paio di volte ho rischiato di bruciare i semafori, non vedevo quasi niente. E così, quando finalmente mi metto il sole sulla spalla sinistra per l’ultimo tratto di strada tiro un bel respiro di sollievo, che sono costretta a rimangiarmi perché all’ultima curva incappo, di nuovo, in una bella operazione di polizia e devo inchiodare, a rischio di finire per le terre, ad un passo dal cofano della macchina dei Carabinieri che mi blocca la strada di casa. Mi rimangio anche un paio di maledizioni, visto che mi ritrovo la mitraglietta di un caramba bardato con elmetto e giubbotto antiproiettile puntata contro da poco più di un metro.
Elmetto lui, casco io, facciamo un bel quadretto: ci metto un po’ per capire che mi sta chiedendo i documenti; bella occasione per verificare la bontà di quelli della moto.
I documenti passano il vaglio delle Forze dell’Ordine, soprattutto perché sulla patente è indicato il mio indirizzo di casa, pochi metri più avanti, il che risparmia a loro di chiedermi dove sto andando ed a me di rispondere.
Io mi guardo bene dal chiedere il motivo di questo assurdo assetto da combattimento: ovviamente non sono qui per rincorrere di nuovo le puttane e comunque se è qualcosa di serio potrò leggerlo sui siti internet di informazione; quindi ringrazio il militare che mi fa segno di passare e percorro gli ultimi metri tenendo sempre un occhio allo specchietto destro.
Entrando dal garage nell’atrio della palazzina mi ritrovo faccia a faccia con il medico dell’ultimo piano che arriva a rotta di collo giù per le scale, ed ancora una volta evito lo scontro per un attimo: tra l’altro, questo tizio non stava simpatico a papà e non sta simpatico neanche a me, come non sopporto la figlia, un po’ più giovane di me e terribilmente fiera, indovinate un po’, di studiare medicina, ma ci comportiamo sempre con la massima correttezza; quindi ci scusiamo cerimoniosamente e lui fa in tempo a dirmi che qualche minuto fa ha sentito degli scoppi, come petardi, proprio sotto il suo terrazzo. Sorrido amaramente: lo so che ha un attico terrazzatissimo che gira su tre lati del palazzo, e visto lo spiegamento di forze sarei portata ad escludere che si sia trattato di petardi. Ma cosa può essere capitato nel tardissimo pomeriggio di una pigra giornata estiva?
Lo scopro grazie alla cronaca di Roma dello storico quotidiano della Capitale, che è sempre sul pezzo: brucia i siti dei più diffusi giornali italiani e lancia la notizia di una specie di duello al sole, proprio dietro casa mia, ma i duellanti non si trovano e Polizia e Carabinieri indagano.
Meglio così, solo che stasera che le ragazze che di solito pattugliano i viali qui intorno dovranno prendersi un turno di riposo, e chissà se potranno permetterselo.
I siti dei quotidiani nazionali recuperano il ritardo sulla notizia dando molte più informazioni: siccome sono diverse come il giorno dalla notte mi chiedo quale dei redattori si sia inventato tutto, o se hanno magari inventato tutti, solo seguendo divergenti linee di pensiero, e insomma si spazia dal regolamento di conti per una partita di droga non pagata alla vendetta di un marito tradito; la questione mi interessa ormai a puro livello intellettuale, spengo il computer e mi rendo conto che mi è venuta fame, ma non ho voglia di cucinare.
Mi è invece venuta voglia di pizza e birra, ma di una pizza tonda, alta e morbida: anche se detesto mangiare al ristorante da sola decido di prendere di nuovo la moto e di andare alla pizzeria napoletana dove ho portato anche Aliena ed ho invitato, mi sembra passata un’eternità, Elena e Cristina, delle quali non ho più notizie.
Le strade sono ormai abbastanza buie e, da quel che sembra, prive di posti di blocco, ma non è una buona ragione per fare come un tizio che mi sorpassa in tromba su un maxi scooter palesemente truccato: non solo brucia tutti i semafori, ma è anche in calzoncini, a torso e piedi nudi, ed orgogliosamente senza casco, come se non sapesse che fra poco passerà proprio davanti al cancello di una caserma dei carabinieri. Affari suoi, io rallento ancora per lasciargli tutto lo spazio di cui ha bisogno, e mi lascio sorpassare anche da una scoppiettante cinquecento d’epoca, tenuta come un gioiellino e condotta da un signore dell’età di mio padre che proprio mentre mi supera apre il tettuccio, sbanda un po’ e per un pelo non mi sperona, accidenti a lui.
E siccome la vita è ingiusta, il folle sul maxi scooter è ormai sparito indisturbato ma sulla cinquecento si avventa una Bravo blu dei Carabinieri che sbuca in tromba proprio dalla caserma: io scalo una marcia e sparisco, non ho voglia di affrontare altre storie di ordinario traffico romano.

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Una Risposta to “564”

  1. meo..... laura ottobre 22, 2013 a 5:06 pm #

    una bella birra ci vorrebbe proprio…….sempre bello passare da qui……

    marcello

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