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23 Ott

b564e66ce8f344527e102359212597c6Stasera le forze dell’ordine sono irrequiete e davanti alla pizzeria trovo quasi un posto di blocco della Polizia di Stato; accanto all’agente in giubbotto e mitraglietta c’è una ragazzona alta e robusta, protetta dal giubbotto antiproiettile ma senza armi che prima mi chiede i documenti e poi, sempre con grande cortesia, per la verità, di spostare la moto un po’ più in là, probabilmente per lasciar loro sgombro il campo di tiro: ci deve essere stato decisamente qualcosa di serio, sotto l’attico dell’antipatico vicino, e magari avrei fatto decisamente meglio a saltare la cena, stasera.
Cosa sia in realtà accaduto almeno secondo lui, me lo serve, assieme alla margherita proprio come la desidero, alta, morbida e ricca di olio, il gestore della pizzeria, vecchio amico di papà, che lo ha saputo dai carabinieri che vengono sempre qui a comprare le pizze da portare in caserma: niente droga e niente corna, ma una complicata storia di “barbe finte” alla ricerca, pare, di informazioni e connesso litigio risolto in maniera non proprio coperta.
Nascondo un sorriso divorando in un boccone un quarto di pizza: una storia di servizi la vanno proprio a raccontare ad un civile in cambio di una capricciosa, figuriamoci. E meglio ancora, il graduato che guida la gazzella, cosa ne può sapere di una storia del genere?
Date le circostanze rinuncio alla birra che mi riservo di bere a casa, e mi sbrigo a finire, anche perché il locale resta desolatamente vuoto e mi fa aumentare la tristezza che sempre mi prende quando sono sola ad un tavolo di ristorante; il gestore non mi sembra particolarmente giù di morale per questo, e ne scopro la ragione quando vado alla cassa a pagare: stanno facendo praticamente da cucina da campo per polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, gli agenti piazzati un po’ qui ed un po’ là nel quartiere si fanno rifornire di munizioni da bocca solo da loro.
Quando esco, la ragazzona in giubbotto antiproiettile sta dividendo la pizza con il collega in uniforme e mitraglietta, e la cosa mi sembra strana: chiunque passi di qui, adesso, ha via libera. Mi stringo nelle spalle e sento sulla schiena il suo sguardo penetrante, come un dito che prema proprio alla base del collo.
Ancora con quella strana sensazione di pressione , ho svuotato due bottiglie di birra, ho letto avidamente un altro centinaio di pagine di quel libro che, ormai ho deciso, è raffinatissima satira, tipo i viaggi di Gulliver o la modesta proposta e sono andata a dormire un po’ bevuta ma perfettamente rilassata; unico problema, il silenzio di Irina, che non ha ancora risposto alla mia ultima mail.
Per tutta la giornata, mentre provo ad occuparmi d’altro, continuo in realtà a pensare a Tina e Lina ed a chiedermi cosa volevano veramente dire quando parlavano della necessità di stare a Roma per fare il loro lavoro, e nel frattempo mando qualche sentita maledizione all’indirizzo delle bionde ucraine che, così mi pare, mi hanno sedotta e abbandonata.
Non mi fa star meglio una telefonata di Elena, che mi ricorda l’impegno che avevamo preso di vederci a cena, ma che in realtà ha bisogno di soldi e sonda delicatamente il terreno parlando di una nuova e improvvisa contrazione degli affari: mi farebbe piacere passare una serata con lei e con Cristina, perché no, ma quella santa donna si deve rendere conto che ha mandato a monte la nostra società per dedicarsi ad una ragazzina con la metà dei suoi anni, adesso non ho certamente voglia di ascoltare i suoi problemi economici.
Quindi taglio corto dopo essermi scusata: in effetti sono incuriosita dalla cena di stasera con la dottoressa Rossi: per prima cosa le chiederò di chiamarmi per nome, vediamo come risponderà, e soprattutto se e come si è abbreviato l’impegnativo doppio nome.
Bene, lei sa che io sono almeno bisex, credo proprio che stasera si farà avanti: non ho idea di come risponderle, e soprattutto dovrò capire se vorrà solo sesso o qualcosa di più complicato; in ogni caso mi preparo con cura ma scelgo, dopo aver verificato le caratteristiche del locale su internet, una tenuta decisamente informale, jeans, polo e ballerine. Visto che il tempo sta cambiando, recupero anche il giaccone tecnico, cui tolgo l’imbottitura invernale, e ricordo che l’ultima volta che l’ho indossato sono andata a cena da Irina, ed ho conosciuto Aliena: piccola fitta al cuore.

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