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30 Ott

homepageSara è affascinata dalla situazione e si vede benissimo. Non solo e non tanto perché è contentissima di trovare anche Tiziana, di cui credo serbi un buon ricordo, ma perché si trova in una casa di appuntamenti nel ruolo di cliente, una prerogativa che nell’immaginario di chiunque è esclusivamente maschile.
E’ anche affascinata dalla croce di Sant’Andrea e da tutti gli accessori da BDSM, ma dichiara che non ne ha mai fatto e non se la sente di cominciare adesso: però dice che stavolta ci vuole assieme e tira fuori dalla borsetta un rotolo di banconote dal soddisfacente spessore. Mille euro sull’unghia, do un’occhiata a Tiziana e vedo che fa un impercettibile segno di assenso.
Abbraccio Sara, la accompagno in camera da letto e la faccio accomodare in poltrona.
“Primissima fila”, dice lei.
Arriva anche Tiziana e cominciamo. Io tengo calze, reggicalze e scarpe, lei è completamente nuda: è opportuno mostrare una qualche differenza, io l’ho imparato da Catia e Tiziana si è detta d’accordo.
C’è un problema: Sara è completamente gay, magari non le piacerà vederci giocare con i cazzi di gomma, quindi quando ad un certo punto Tiziana dopo avermi accuratamente leccato l’inguine dà di mano ad un dildo ho la tentazione di fermarla, ma la mia compagna ha l’occhio più lungo, mi fa alzare le gambe e con mano ferma mi infila quell’enorme affare fino in fondo. A questo punto sento distintamente il gemito di Sara, che magari detesta la penetrazione ma vederla subire da una donna da parte di un’altra le piace, altroché. Tiziana tiene fermo il cazzo ed io comincio a muovermi, gli occhi fissi su di lei: non abbiamo preparato la scena ma ci capiamo benissimo, questo deve essere il momento clou, ed al suo cenno mi irrigidisco e simulo al mio meglio un orgasmo discreto ma profondo.
Senza sfilarmi il dildo Tiziana si alza e prende per mano Sara. Adesso tocca a lei, che quasi si strappa i vestiti di dosso e mi si sdraia accanto, io le ficco la lingua in bocca, Tiziana nella fica e Sara rimpiange di non avere più di due mani, non sa più chi e cosa accarezzare.
Strano, ma avevo dimenticato come piace a Sara: alla fine trova un equilibrio e ci fa mettere carponi per leccarle la fica infilando a ciascuna di noi due dita in culo. Io ho ancora il cazzo di gomma dentro, sento che lo tocca attraverso la membrana di pelle e carne che separa i miei due orifizi, e finalmente viene, agitandosi tanto che Tiziana ed io ci diamo una testata, non forte, per fortuna.
Un problema cui non avevamo pensato: deve lavarsi anche lei, Tiziana lo risolve alla grande accompagnandola in bagno e facendole, così come si trova, da cameriera personale. Sono questi i piccoli tocchi che trasformano una buona marchetta in una marchetta eccezionale.
Ce lo dice anche Sara mentre ci beviamo un caffè e fumiamo una sigaretta prima di lasciarla andare via.
Ci racconta anche che è finalmente guarita dalla sua passione per Nina: ancora una volta ha accettato di farsi violentare da Michi pur di fare l’amore con lei, e ancora una volta se ne è pentita.
“Basta”, dice, “adesso cercherò una nuova ragazza e se non la troverò saprò a chi rivolgermi”.
Io sarei curiosa di sapere perché ha chiamato me e non Tiziana, ma è una domanda che non posso decentemente fare; e Sara mi risolve il problema spiegandoci candidamente che io per lei sono stata molto importante in un momento complicato, e davvero non sperava di trovare anche Tiziana di cui ricorda la gentilezza e la grande capacità di darsi senza limiti.
Le spiego che dipende molto dall’esperienza che Tiziana ha come sottomessa, e Sara sembra finalmente interessata, una volta sopito il desiderio; sì, se le va, possiamo prenderla per mano e guidarla gentilmente in questo mondo, non ha che da fare una telefonata.
Ci lasciamo tra baci ed abbracci, davvero sembriamo proprio tre amiche.
Rimaniamo sole e mi ritorna la paura, e adesso è davvero arrivato il momento di andarcene.
Tiziana ha anche avuto un’idea: una volta da lei, per far passare il tempo ci dedicheremo alla cucina, e tanto per cominciare prepareremo, pur se la stagione non è propizia, uno stufato alla birra per la cui preparazione e cottura occorreranno almeno tre ore. Rido un po’ amaro: ho capito, vuol fare la carbonnade, che è veramente una cosa da pazzi, ma lavorare in cucina mi permetterà di non pensare troppo ai miei problemi.

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