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2 Nov

3f7c572fb3241e48a6d5c2d4e3677391E’ stato meno complicato di quanto mi aspettassi: Lajos si è sì dimostrato in possesso di un cazzo di ragguardevoli dimensioni, ma è stato anche di facile contentatura, pochi istanti in bocca e subito pronto, pochi minuti sopra di me e subito soddisfatto.
Nel frattempo, Nino era seduto in un angolo, con gli occhi sbarrati, e ne ho incontrato lo sguardo mentre fingevo di sopportare a malapena il gran cazzo del buttafuori: assolutamente privo di espressione.
Neanche Nino si è spogliato, non ha voluto che lo prendessi in bocca ma che lo massaggiassi tra le tette, e poi mi è montato sopra chiedendomi di stringere le gambe intorno ai suoi fianchi: in questa posizione, adesso spinge con regolarità e l’unico problema me lo crea la sua cintura dei pantaloni perché la fibbia mi preme da qualche parte sotto le costole e mi fa un po’ male.
Provo a muovermi a tempo con lui, dal momento che mi sembra che di questo passo rischiamo di fare mattina, e Nino finalmente mi degna di un’occhiata e mi intima di stare ferma accompagnando l’intimazione con uno schiaffo poco più che simbolico. Non mi piace, avrebbe dovuto avvertirmi prima della presenza di Lajos, e anche uno schiaffetto andrebbe concordato, visto che fa parte di quella che alcune colleghe chiamano “educazione”, cioè un gioco di sottomissione.
Per il momento non mi resta che far finta di niente; d’altronde Nino aumenta gli sforzi e comincia a farmi davvero male: mi pesa addosso e spinge sempre più forte, è davvero sgradevole e ci sta mettendo un’eternità. Non mi resta che pensare ad altro, chissà come se la sta cavando Tiziana, alle prese con un lavoro così diverso dal suo, e chissà quando torna Irina a liberarmi da questo maledetto impegno morale.
Sono così concentrata sulla composizione di un implorante messaggio da spedire prima possibile via posta elettronica che quasi non mi accorgo che Nino si è fermato e sta rimpicciolendo dentro di me: è finita, era ora.
Dopo, il tempo di rivestirmi e di smaltire un po’ di incazzatura, trovo finalmente l’occasione per parlare con Carla e le riferisco, con qualche giro di parole e tacendo la fonte, quanto sentito da Simonetta.
Non posso dire che la notizia la renda felice, ma la prende con filosofia; mi risponde che paga abbastanza bustarelle per sentirsi relativamente sicura o comunque per essere avvisata con un minimo di anticipo in caso di visite sgradite.
“Il problema”, continua, “è che io pago anche la protezione ad un gruppetto di malavitosi che controlla la zona, e se è vero quello che hai sentito significa che c’è probabilmente sentore di una guerra di bande che sta per cominciare: se capita questo, l’unica cosa da fare è chiudere bottega”.
E sarebbe un peccato, conclude, perché il lavoro gira benissimo, i clienti sono soddisfatti, le ragazze guadagnano bene e la casa è in attivo.
Carla mi conferma anche che ovviamente l’irruzione dei membri di una banda criminale, che spaccano tutto, rubano l’incasso e violentano le ragazze è decisamente più temuta di quella dei Carabinieri, e che a lei non è mai capitato ma ci si è trovato una volta il barista, e se sono curiosa posso chiedere i particolari a lui.
No grazie, rispondo, e mi chiedo se non debba immediatamente prendere Lina e Tina e riportarle a Roma; anche perché non mi sento di stare ancora a lungo rintanata in casa di Tiziana.
Oddio, non sarebbe che passare da un nascondiglio all’altro, in effetti, perché dovrei tornare al Pigneto, a casa di Irina, ma mi darebbe comunque l’idea di fare qualcosa.
Ci penso e ci ripenso a lungo, dopo questo colloquio, mentre sorrido ai clienti e invitandoli ad offrirmi da bere, e poi quando li porto in camera; ma stasera non sono particolarmente gettonata, mentre Tiziana riscuote un successone; e meno male, perché sono un pessimo affare, se non si apprezza come Nino la donna che sta ferma e zitta.
Tanto che uno di questi, che poi è quel Lollo che l’altra volta mi trovò molto più convinta e partecipativa ad un certo punto si lamenta perché, a cavalcioni su di lui, non mi muovo per niente, “mi sembri addormentata, e dai”.

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