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8 Nov

o11_1Mi predispongo ad aspettare, ho portato una rivista giuridica che ancora, per qualche disguido, mi arriva a casa pagata dallo studio dell’avvocatone, mi aiuterà a far passare il tempo.
Cristina mi guarda un po’ male, poi mi chiede se ho voglia di uno spuntino e prima che possa rispondere fa una telefonata di pochi istanti e mi spiega che ha chiamato il negozio di alimentari qui sotto.
Io ho già dato al fornaio quello che è del fornaio, quindi faccio finta di niente: Cristina capisce, si passa la lingua sulle labbra e dice che ci penserà lei, ma che domani tocca a me fare la spesa; e sia, domani sarà un altro giorno.
Alla fine Cristina, che non può aver già digerito il risotto, si prepara il suo meritato panino al prosciutto: meritato perché il fornaio, che in questo torno di tempo deve proprio aver fatto amicizia e preso le misure, la ha messa faccia al muro in corridoio e la ha inculata lì, in piedi, quasi sotto i miei occhi. Mi auguro che il prosciutto sia davvero di prima qualità.
E mentre Cristina mangia con gusto squilla il mio telefonino. Rispondo e sento una voce femminile, cauta ma tranquilla: “Stella? Ciao, sono Lucia”. E chi è Lucia? Non è la mistress troppo manesca, moglie di Lorenzo: la voce è diversa. Non mi sbilancio e lei continua: “Ci siamo conosciute all’addio al nubilato di Nina, mi chiedevo se ci possiamo vedere”.
Sembra promettente: questa Lucia, che non ricordo assolutamente, si fa spiegare dove sto e mi assicura che arriverà tra cinque minuti.
Appena il tempo, insomma, di metter via la rivista e far lavare bene i denti e le mani a Cristina, che intendo coinvolgere, se possibile, nella marchetta, nonostante le sue perplessità.
Lucia è bassina, formosa e biondissima, avrà trent’anni e si guarda intorno con due spettacolari occhi verdi. Continuo a non ricordarla, di quella sera ho in mente, oltre alle tette di Nina ed al tatuaggio di Sara, solo una sfilata di passere.
Arriva puntualissima, le presento Cristina e lei si rammarica di non avere abbastanza contanti. Mi aspetto che ci chieda uno sconto ma non va così.
“Benissimo, oggi mi accontento di te”, mi dice, “ma ti assicuro che ci dobbiamo vedere di nuovo”.
Troppo tardi mi ricordo che in occasione del nostro precedente incontro avevo alzato le tariffe: lei me lo fa notare e mi lascia duecento euro, quanto aveva pagato in quell’occasione, ed io faccio del mio meglio per ringraziarla.
Ad un certo punto mi riduce ad un puntaspilli: mi ha infilato il dildo maschile nel culo e mi masturba con quello riservato alle femminucce. E’ seduta sulla mia faccia ed io la lecco accuratamente, dopo averle infilato un dito in culo non prima di essermi assicurata che sì, le piace.
Le piace tanto che quasi mi soffoca quando viene, accasciandosi sui gomiti.
Poi la accompagno in bagno, tenendo ancora infilati dentro, per sua precisa richiesta, i due cazzi, e la lavo come ha fatto Tiziana con Sara: che nessuno dica che non sono disposta ad imparare da chi è più brava di me. Cambio: mi cede il posto sul bidè, mi sfila da dentro i corpi estranei e li bacia appassionatamente prima di lavarmi con delicatezza.
Ci rivestiamo e lei accetta il caffè e la sigaretta: ha voglia di fare due chiacchiere, si sente decisamente a suo agio e non ha fretta.
E ci spiega che sì, la trasgressione di entrare in una casa d’appuntamenti può essere eccitante, ma dovremmo prendere in considerazione l’idea di andare a casa delle clienti.
“Io ho chiamato perché volevo invitarti a cena e dopocena da me, non mi hai neanche lasciato parlare: la prossima volta che ti fanno una domanda così precisa come te la ho fatta io, rispondi in maniera più vaga”.
Accidenti, ha ragione! Proprio a me lo viene a raccontare, che da buon avvocato dovrei già saperlo.
In conclusione, ci dice, e intanto Cristina pende dalle sue labbra, che ci chiamerà per invitarci a casa sua, tutte e due quante siamo: tutta la notte, cinquecento euro a testa.

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