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9 Nov

Degas, Femme nue couchée, © RMN (Musée d’Orsay)Cristina è rimasta in qualche modo affascinata da Lucia, e si va facendo sempre più convinta che io sia una specie di miniera d’oro, altro che Elena; infatti prima mi chiede come mai non l’ho tenuta con me, poi se ho per le mani qualche altro cliente interessante.
Io faccio finta di niente e rispondo in maniera molto vaga alla seconda domanda, vista che la prima è puramente retorica: sa benissimo che la zona intorno a casa mia per lei è off limits, visto il rischio di fare cattivi incontri.
Cambio discorso e le racconto di Tiziana: non taccio il rapporto che c’è fra di noi, ma calco l’accento sulla sua specialità, sottolineando che lei non conosce crisi, per il momento.
Cristina mi risponde che ne ha prese tante da mamma e da Andrea, è bravissima a prenderle, e non vede cosa ci sia di tanto speciale, anche perché Elena di questa cosa non ne ha mai voluto sentir parlare.
“C’è di speciale che a lei piace, soprattutto quando le prende da me”, replico.
Dopo un attimo di silenzio mi chiede se penso che se le dà una donna magari piacciono di più di quando le dà un uomo, precipitando in abissi sintattici e risalendo montagne logiche.
“Perché, quando te le dava mamma ti piaceva?”
“No, mi faceva solo meno male di quando me le dava Andrea”.
“Ecco, secondo me devi essere innamorata di chi ti frusta, o essere fatta in modo che il dolore ti piaccia e allora è indifferente chi te le dà”.
Cristina ci pensa un po’ e poi mi dice che devo proprio avere un bel cervello. Il complimento di riempie assurdamente di orgoglio.
Ma Cristina non molla la presa e mi chiede se le posso insegnare a farsi piacere le frustate: gran bella domanda, in effetti. Le rispondo che stasera a casa ne possiamo riparlare con calma e che ho una sorpresa per lei, e per fortuna il discorso si chiude qui.
Restiamo in silenzio per tutta l’oretta durante la quale abbiamo aspettato ancora i clienti ma non si è visto nessuno; Cristina da una parte avrebbe voluto restare, dal momento che non aveva incassato neanche un centesimo, dall’altra non vedeva l’ora di tornare a casa, incuriosita dalle mie parole.
La sorpresa che avevo per lei è, ovviamente, Histoire d’O, di cui non aveva mai sentito neanche parlare. Dopo averla lasciata davanti al computer per non influenzarla in nessun modo mi sono rifugiata in cucina: stasera insalata di patate e wurstel, dal momento che ho già cucinato una volta oggi e non intendo spignattare ancora; così posso anche fare due chiacchiere con Tiziana.
Per prima cosa decidiamo che domani sera andremo a mangiare assieme, così conoscerà anche Cristina di cui le faccio una breve descrizione: lei suggerisce un ristorante dietro piazza del Popolo, ma ci sono tali e tanti problemi di parcheggio che ripieghiamo su un altro più vicino e più facilmente raggiungibile, alle spalle del palazzo della Regione Lazio; io ci manco da parecchio ma scopro che anche Tiziana lo conosce e che ci è stata relativamente di recente e si è trovata bene, penserà lei a prenotare.
Poi le parlo della conversazione con Cristina e la faccio sorridere.
“Va bene”, dice, “presentami come la tua allieva e ci penso io, fidati”.
Ovviamente mi fido, le dico che la vorrei con me, stasera, ma lei si fa un’altra risata.
“Scommetto che Cristina cercherà di sedurti, stasera, quindi non sentirai la mia mancanza”.
In effetti me lo aspetto anch’io, ma in realtà non ho per niente voglia di quella ragazzina. Lo dico e mi becco una bella tirata d’orecchie: “Non la respingere se si offre, da quello che ho capito ha un gran bisogno di rassicurazioni: per rifare la sua educazione c’è tempo, e poi non credo sia compito tuo”.
Non posso che arrendermi alla saggezza di Tiziana e chiamo Cristina al lavoro: mi dia almeno una mano a pelare le patate, per favore. Non si fa pregare e mi allieta con la sua chiacchiera, stimolata dalla visione della prima mezz’ora di film.
“Cioè, lei era contenta di prenderle ma non le piaceva, come è possibile? Dove butto le bucce, lì nel secchio? Certo che se Andrea avesse avuto un posto così per darle a me e alla mamma magari saremmo state contente anche noi, con tanto spazio, tanto lusso. Ma poi quello giovane, la sposa o magari la mette incinta? Che dici, le affetto anche? No, perché io le botte so bene cosa significa prenderle, e lei sente proprio dolore, tanto che non le piace neanche quando dopo la scopano. A me piace molto se ci metto anche aglio e cipolla, nelle patate, e a te? Mi sembra proprio come mamma quando Andrea gliele dava perché aveva incassato poco e poi la inculava sul pavimento, scommetto che una che davvero gli piace prenderle viene prima quando la frustano e poi quando la inculano.”

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