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10 Nov

artwork_images_424910841_285580_helmut-newtonCristina si è riempita il piatto di spicchi di aglio e di cipolla affettata, si è generosamente servita di patate ed ha coperto tutto con la senape: poi ha dato di mano ai wurstel e, a mio esclusivo beneficio, si è esibita in uno spettacolare pompino. Mi ha spiegato che di solito fa una cosa del genere per eccitare gli uomini, ma ha scoperto che è uno spettacolo che piace anche alle donne; non le rispondo che mi è venuto da ridere e non mi sono certamente eccitata. Inoltre vederla abbuffarsi di aglio e cipolla mi ha preoccupato un po’: come fare a gentilmente suggerirle di lavarsi bene i denti prima di andare a letto?
L’alternativa è mangiare proprio come lei, quindi le chiedo di farmi assaggiare, e mando giù una forchettata del suo intruglio: è spaventoso, non me la sento di imitarla e mi limito a riempirle il bicchiere di birra, e intanto lei continua a raccontare.
“Andrea gli diventava duro solo quando glielo prendevo in bocca, anche dopo che aveva frustato mamma non si eccitava, e non si eccitava più neanche quando mamma gli faceva un pompino; poi un giorno disse che a solo pensare di metterglielo dentro, a mamma, gli si smosciava, perché era ingrassata e invecchiata ed era tutta molle là sotto. Mamma piangeva, quando lo sentiva; smetteva quando la leccavo e la facevo venire, con Andrea che mi stava dietro e mi scopava da un buco all’altro. Magari lei faceva finta che era Andrea a farglielo. Però avevamo cominciato all’incontrario, quando pensavano che ero ancora vergine, cioè lei leccava me e Andrea la scopava da dietro, ai primi tempi Andrea era più contento così e diceva che era meglio dei filmini, cioè lui si metteva in poltrona e guardava noi che facevamo sesso, poi ci diceva di smettere e di fargli posto, e la prima volta che volle scoparmi mamma gli disse che buttava via un sacco di soldi, pensava che ero vergine e che poteva farmela dare ad uno ricco, ma lui rispose che non gliene fregava niente e che siccome ero giovane magari uno ricco e coglione che mi pagava per vergine anche se non lo ero più lo trovava. Solo che siccome lui se ne è accorto subito, ha capito che non poteva più fare il furbo, anche perché gli ho anche detto che Sergio ce l’aveva più grosso e più duro di lui”.
C’è solo un modo per tapparle la bocca, ovvero baciarla, e lo faccio sporgendomi attraverso il tavolo della cucina, a rischio di rovesciare le bottiglie di birra e di buttare per terra i piatti. Cristina ricambia il bacio e prende l’iniziativa infilandomi in bocca una lingua lunga e agile. Mi chiedo quanto ci sia di reale desiderio e quanto di calcolo nel suo impeto.
Si stacca e dice soddisfatta che si stava chiedendo quanto l’avrei ancora fatta aspettare e che non vedeva l’ora e l’aveva capito subito che io avevo voglia di lei sin dalla prima volta che ci siamo incontrate, ma per favore se posso fare a meno di legarla e frustarla perché ha un po’ di paura.
“Ti faccio vedere cosa so fare”, mi dice, e prova ad inginocchiarsi fra le mie gambe; però il tavolino è piccolo e non c’è abbastanza spazio, quindi ci trasferiamo nello studio.
Mi piazzo in poltrona, Cristina sorride contenta, e allunga le mani per sfilarmi le mutandine. E siccome la perfezione sta nei dettagli, le lascia penzolare da una caviglia, mi alza le gambe e tira fuori la lingua che scopro anche dura e ruvida per passarla sulle mie grandi labbra. Si ferma sul clitoride e comincia a dardeggiare proprio lì. Io rovescio la testa all’indietro e mi abbandono al piacere, che arriva in un istante, quando Cristina prende il clitoride fra le labbra e lo succhia come succhierebbe un uccello; riesco a non venire subito ma dopo poco affondo le unghie nei braccioli della poltrona: Cristina si è decisa ad arrivare al dunque.
Rialza la testa e la vedo sorridere contenta. Mi dice che ho un buon sapore, tutto il contrario di mamma, e più buono anche di Elena. Io la bacio e lo sento sulle sue labbra.

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