595

22 Nov

$T2eC16V,!zEE9s3!YbEHBRi4zM0NVw~~60_35“Non vi hanno detto niente?”, mi chiede questo tizio, che finalmente si presenta come Pier, pronunciato con la “e” molto aperta, si scusa e ci spiega che noi dovremo rappresentare madre e figlia, io puttana ormai in disarmo, Cristina che ha preso il mio posto sul marciapiede e che vendo per uno scellino al colpo.
Solo che stasera abbiamo avuto fortuna, da una carrozza chiusa si è sporta una mano inguantata che stringeva una luccicante moneta d’oro e ci faceva segno di salire: a bordo abbiamo trovato lui, proprio così.
“Anche per me questo è lavoro, cosa credete”. Si rivolge sia a me che a Cristina, e in effetti sembrerebbe proprio un professionista.
“Apri la bocca, per favore”, dice ancora. Mentre ci spiega che la carrozza ci ha portati in un elegante palazzo patrizio dove ci attendono due coppie di nobili che vogliono divertirsi in maniera un po’ particolare mi infila gentilmente le dita fra le labbra e comincia a fare qualcosa ai miei denti.
“Non sei credibile, come puttana in disarmo: se mi piacessero le donne preferirei te a lei”, mi spiega facendomi anche un complimento, “quindi tanto per cominciare ti ho fatto cadere un paio di denti”.
Mi guardo stupefatta: non ho più gli incisivi superiori ed un canino inferiore, è palesemente un trucco di scena ed è terribilmente efficace.
“Ti ho accentuato le rughe, e adesso per favore metti le braccia sopra la testa”.
Il mio seno viene avanti in bella evidenza, lui ci si china sopra impugnando con mano sicura un’altra matita per gli occhi, fa qualcosa e mi invita a guardare: improvvisamente sono comparse delle smagliature che prima non c’erano.
“Te le faccio anche sulla pancia e poi abbiamo quasi finito”, mi dice.
Poi si rivolge a Cristina: “Ricordati di chiamarla mamma, qualsiasi cosa capiti, e tu”, dice a me, “la chiamerai Kate e ti presenterai come Mary”.
Mi piacerebbe controllare se questi nomi possono significare qualcosa, ma intanto Pier continua: “Ovviamente vi rivolgerete a loro chiamandoli milord o milady, anche mentre vi scopano, e dando loro del voi”. Ha senso, corrisponde allo you inglese dal basso verso l’alto.
Ha finito e chiama Cristina: la chiama Kate e lei, ovviamente, non risponde.
“Ci devi stare più attenta”, commenta Pier prendendola per mano e facendola sedere sulla poltroncina accanto alla mia. Le tira fuori i seni dalla scollatura, ci pensa un po’ e poi si china su di lei tenendo fra due dita un pennello sottile.
Cristina ha chiuso gli occhi e così sono io la prima ad ammirare un vero capolavoro: adesso sul suo seno, a un paio di dita dal capezzolo, spicca il segno lasciato da un morso. Cristina guarda e si meraviglia, Pier la tranquillizza: “Resisterà alla nottata, sempre che non abbiano voglia di pisciarti addosso, e domani basteranno acqua e sapone”.
Poi si rivolge a me, mi guarda meglio e conclude: “A te no, abbiamo detto che nessuno ti vuole più”. Grazie Pier, meno male. “Però non abbiamo ancora finito, infila le punte delle dita qui dentro”.
Sono due ciotoline piene di polvere nerastra, mi fa un po’ schifo.
“Non ti preoccupare, è grafite, la mina di un paio di matite: il modo più rapido per sporcarti le unghie”.
Infatti: mi pulisce con un panno morbido, ma le unghie restano listate a lutto.

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Una Risposta to “595”

  1. Roberto novembre 25, 2013 a 5:22 pm #

    se ti hanno conciato così male si rischia che alla fine si avventino tutti e 4 su Cristina!
    il truccatore doveva essere così bravo da dare l’idea della scena, ma sotto far capire che la merce è sopraffina 🙂

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