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13 Dic

hopper-meditations-woman-at-a-window-2013-richard-tuschmanMio fratello ama i misteri. Oltre al suo indirizzo ufficiale nella villetta tra Roma ed il mare ha bisogno di un punto di appoggio più centrale: accanto agli uffici delle sue molte società, tra Corso d’Italia e la Salaria, ha quindi sistemato un bilocale nel quale dorme durante la settimana; me lo mostrò una volta, ed era fierissimo di una libreria mobile che metteva in collegamento casa e bottega.
Ignoravo invece tutto di questo indirizzo in Prati, che raggiungo, complice l’incipiente maltempo che ha svuotato le strade, in poco meno di venti minuti. Sul portone, il fratellone mi prende per mano e mi guida attraverso un ampio cortile fino ad una porta alla quale si accede scendendo tre o quattro gradini. Noto di sfuggita che non c’è citofono ma solo un campanello senza targhetta.
Rimango subito affascinata: è sì un seminterrato in un palazzo dell’inizio del secolo scorso, ma mi trovo in una stanza molto ampia arredata con un angolo cottura con penisola che serve anche da tavolo, un divano e due poltrone dall’aspetto vissuto e confortevole.
Ci accomodiamo e lui mi racconta.
Insomma, aveva bisogno, mi dice, di un rifugio assolutamente anonimo per alcune sue scappatelle, e questo appartamento è intestato ad una società lussemburghese dalla quale è assolutamente impossibile risalire a lui. Stasera aveva proprio voglia di qualcosa di nuovo e invece di sfogliare la rubrica del suo telefonino in cerca di qualcuna delle sue puttane preferite con la quale passare un paio d’ore, ha preso l’auto e si è messo in cammino senza meta.
Così è quasi inciampato, a suo dire, su una ragazza di colore tanto carina, con la quale, un po’ in italiano, un po’ con quelle quattro parole di francese che conosce, un po’ a gesti, si è messo d’accordo, la ha caricata e se l’è portata qui.
E qui sono cominciati i problemi.
“Sembrava giovane, alla luce dei lampioni, ma non così tanto giovane”, si scusa quasi. Alla luce piena di questa stanza si è accorto che in effetti la sua conquista era poco più che una bambina.
“Ho preso tempo, le ho detto di fare un bagno, ma adesso non so cosa fare: lei è lì’ terrorizzata perché, credo, deve tornare sul marciapiede, c’è sicuramente qualcuno che la controlla, e sta facendo tardi”.
Le ha offerto da mangiare, da bere e da fumare, lei ha accettato tutto, ma continua a dirgli di scoparla e di sbrigarsi a riportarla dove l’ha presa, e adesso è dieci minuti che piange.
Mi alzo, socchiudo cautamente la porta e sbircio nella camera da letto.
Eccola lì, coperta da un enorme accappatoio bianco, seduta sul letto basso che occupa quasi tutta la stanza. Il fratellone ha ragione, è giovanissima e molto bella, e sta piangendo in silenzio.
Richiudo la porta.
“Insomma, non sapevi cosa fare e hai pensato a me”.
Mio fratello mi guarda con aria innocente, tipo “e chi altro avrei dovuto chiamare?”: abbiamo sempre fatto questo gioco l’uno con l’altra, almeno da quando ho imparato a parlare e lui, di due anni più grande, mi spiegava il significato delle parole che mi faceva ripetere: allora ho capito che eravamo dalla stessa parte; non posso interrompere adesso il flusso costante e reciproco di aiuto e supporto che ci siamo sempre dati.
“Non hai bisogno della puttana ma dell’avvocato, ovviamente. Purtroppo è una materia che io non conosco bene, però Maria Carla sì”.
Maria Carla, ex collega di studio dall’avvocatone, è quella che ha mollato tutto prima di me e si è messa a lavorare a tempo pieno per un’associazione che ha come scopo la lotta al traffico di carne umana ed alla prostituzione minorile.
Frugo nella tracolla ma nella fretta ho lasciato a casa il telefonino da avvocato, con il suo numero in rubrica. Mi scappa una sonora imprecazione, poi chiedo a mio fratello se qui c’è una rete wi-fi e avutane risposta affermativa smanetto col mio smartphone, mi collego alla rete domestica dopo che il fratellone ha digitato una password di accesso ed entro nella mia casella postale. Trovo una mail di parecchio tempo fa: Maria Carla mi faceva gli auguri per un’udienza, ed in fondo al testo ecco il numero di telefono, fisso e mobile.
L’orologio in un angolo del piccolo schermo mi sbeffeggia: è tardi, magari Maria Carla ha spento e se ne è andata a letto, oppure sta facendo sesso da qualche parte e ha spento comunque il telefonino, ma perché non provarci?
Ed a metà del primo squillo mi risponde, ascolta senza fare domande e dice solo che arriva tra dieci minuti. Meraviglioso.
“Sorpresa? Io la conosco, Maria Carla, lo hai dimenticato?”, mi chiede il fratellone.
Quasi mi sbatto una mano sulla fronte. Ma certo, si sono conosciuti e piaciuti all’ultima festa dello studio legale cui avevamo partecipato: io avevo invitato mio fratello per farmi da guardia del corpo, e invece lui le si attaccò alle gonne e mi lasciò da sola a scappare per tutti i saloni inseguita dall’avvocatone che alla fine mi bloccò in un angolo ed ottenne il pompino che voleva. Il lunedì successivo trovai tre belle cause nuove sulla mia scrivania allo studio e mi sentii una puttana, anche più di adesso.

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