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19 Dic

the-two-bathers-1923Paola apprezza quello che vede, si accomoda sul divano ed apre le gambe: sono bellissime, forti e proporzionate, mi fa addirittura un po’ paura dover infilare la testa in mezzo a due cosce che mi danno l’impressione di poter stritolare un cavallo. Solo un attimo di esitazione e Paola ride e dice che non morde: come se fosse abituata a queste reazioni.
Qui ne va della mia immagine di professionista, quindi do un calcio alle preoccupazioni e mi limito a chiederle se non vuole un po’ di coccole prima.
“Assolutamente no, avremo tempo dopo”.
Ha le idee molto chiare ed un inguine coperto da un foltissimo triangolo nero con qualche spruzzo bianco. In ginocchio fra le sue gambe lo esploro con le labbra e la punta della lingua, trovo il clitoride e lo prendo gentilmente tra i denti, per poi succhiarlo delicatamente.
Non faccio in tempo a dare una prima leccata: Paola emette un lamento profondo e mi sfugge inarcandosi all’indietro. E’ venuta in un lampo, sento un forte odore di ammoniaca proprio sotto il naso, alzo la testa e la guardo in faccia, ha un’espressione contrita.
“Sì, me la sono fatta sotto, scusami”, mi dice, “colpa tua che sei stata troppo brava o colpa mia che non lo facevo da mesi?”
Sono quelle domande che non hanno una risposta, ovviamente, e resto zitta.
“Abbiamo cominciato bene, e a me a questo punto viene una gran fame”, aggiunge alzandosi in piedi e tirandomi di peso in posizione verticale con lo stesso movimento, “e ormai dovrebbe essere pronto, andiamo”.
Paola mi trascina gentilmente in cucina, mi invita ad accomodarmi su uno sgabello in paglia di Vienna piazzato davanti ad una specie di bancone da bar e con pochi gesti mi mette davanti piatto, posate, tovagliolo e bicchiere: deve avere una scorta infinita di stoviglie, a giudicare da quello che ingombra il lavandino.
Apparecchia allo stesso modo un altro posto e comincia a frugare in un pensile. La sento che borbotta qualcosa come “vino rosso” e viene interrotta dal campanello del forno.
“Bene, è pronto”, dice. “Puoi aprire tu il vino, per favore? In qualche cassetto ci deve essere un cavatappi, lì accanto a te”. Mi deposita davanti una bottiglia e si dedica ad altro.
Trovo il cavatappi dove mi ha detto, guardo l’etichetta e mi tremano le mani: questo è un vino francese da duecento euro.
“Sicura che questo va bene?”, trovo la voce per chiederle mentre appoggia accanto a me una pentola dalla quale si alza un profumo invitante.
Neanche mi risponde, mi chiede invece se mi piace il manzo alla borgognona e me ne riempie il piatto. Bene, apriamo questa bottiglia e godiamocela: una puttana in mutande ed una eccentrica poliziotta senza, ma con una bella camicia bianca, quando mangiano assieme meritano indubbiamente il meglio.

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