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6 Gen

vintage-strap-on-dildoPotete facilmente immaginare come è andata a finire: ho recuperato dal cassetto lo strap-on che non usavo da tempo, ne ho illustrato le caratteristiche a Maria Carla che si è più che altro detta sorpresa dalle dimensioni a suo dire ridotte del cazzo finto e ha concluso che, in effetti, è giusto così per usarlo su di un uomo; poi le ho detto che se le andava poteva provare ad indossarlo: eravamo a quel punto entrambe ben carburate a whisky, ma non mi aspettavo certo che si sarebbe spogliata in un battibaleno esibendo un fisico particolarmente rotondo e voluttuoso. A quel punto non ho potuto che imitarla, prima di inginocchiarmi davanti a lei e di aiutarla a sistemare le cinghie; poi ho cominciato a darle una dimostrazione pratica delle sensazioni che può provare chi indossa un giocattolo del genere accogliendolo fino in fondo alla gola.
Insomma, non siamo neanche arrivate in camera da letto, lei si è stesa sul pavimento, io mi sono cautamente impalata su di lei, gli occhi fissi nei suoi, e poi ho cominciato a muovermi gentilmente avanti ed indietro.
Ad un certo punto ho sentito le sue unghie infilarsi nei miei fianchi e mi è sembrato di cogliere un cenno di assenso dietro le palpebre semiabbassate: ho accelerato il ritmo, mi sono chinata in avanti per stringerle i seni e sono venuta, certamente non da sola, a giudicare dal lamento che si è lasciata sfuggire.
Non ci siamo accontentate: ho disarmato Maria Carla, ho indossato al suo posto il cazzo non nascondendo una certa soddisfazione quando ho dovuto stringere la cinghia che passa attorno alla vita, e la ho presa come un uomo, con decisione, da dietro, piegandola sul tavolo e tenendola giù con una mano sulla nuca.
Spingevo e ansimavo, e non ho creduto alle mie orecchie quando mi ha quasi implorato di sfondarle il culo; ancora come un uomo, allora, le ho sputato tra le natiche e mi sono infilata nel suo buco più stretto senza garbo alcuno. E così alle carezze che la base dello strap-on mi somministrava sempre più intensamente si sono aggiunti i lamenti e le invocazioni di Maria Carla, che prima mi ha pregato di fare piano, poi mi ha implorato di darle di più, più forte, più a fondo.
Le ho infilato una mano tra le cosce, e l’ho trovata bagnata fradicia, ancora più di me; e l’ho fatta venire con due dita sul clitoride, mentre spingevo sempre più in fretta nel culo, e subito dopo sono venuta anch’io, per poi abbattermi su di lei, per una volta spossata e con i muscoli di tutto il corpo ridotti a molle gelatina.

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