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7 Gen

H0027-L04497408Maria Carla ha bisogno di parlare: nude come siamo, sudate e profumate del nostro piacere, ci rimettiamo a sedere composte al tavolo e ci lubrifichiamo con un altro po’ di whisky.
E insomma, per lei è stata la prima volta con una donna e non se la aspettava così, e le è piaciuto tantissimo, e non avrebbe mai pensato di farlo con me dopo averlo anche fatto con mio fratello, e che non vede l’ora di rifarlo.
Ha gli occhi lucidi, parla a raffica e ogni tanto balbetta, segno che l’alcol, aggiunto al sesso, ha fatto il suo effetto su di lei.
Cosa posso rispondere? Anch’io ho voglia di rifarlo, ma senza usare protesi, con la dolcezza del sesso tra donne fatto di carezze e baci: le piacerebbe?
“Mi piaci tu”, balbetta Maria Carla, “portami a letto e ricominciamo”.
Non se ne parla neanche, a questo punto è troppo ubriaca per qualsiasi cosa diversa dallo sdraiarsi e sopportare: a un uomo magari potrebbe andare bene, a me no. Non la posso neanche buttare fuori di casa, ovviamente, e non ho voglia di riaccompagnarla: resterà a dormire qui, o almeno a smaltire la sbronza, e chissà che non ci sia una seconda possibilità, quando avrà il cervello un po’ snebbiato.
Quindi, barcollando perché accidenti, lei è proprio una falsa magra, provo a portarla in bagno, strada facendo ci rinuncio e la scarico sul letto, dove lei equivoca, spalanca e alza le gambe e mi incita con voce non più balbettante ma molto impastata: “Vieni, prendimi”.
E sia: mi sdraio delicatamente su di lei, reggendomi sulle braccia e sulle ginocchia per non pesarle addosso, mi aspetto una reazione ma non quella che puntuale arriva: come una tagliola, braccia e gambe di Maria Carla scattano e mi si stringono attorno e lei si addormenta così, o forse è meglio dire che cade in una specie di leggero coma etilico.
E va bene, stanotte, almeno per ora, non si dorme.
Facile previsione: dopo un tempo che mi sembra interminabile, ma che deve essere durato solo una decina di minuti, Maria Carla allenta la morsa attorno al mio corpo, si risveglia e mi dichiara di sentirsi male; siamo qui per questo, quindi la porto quasi di peso in bagno dove si scarica di un bel po’ di liquore maldigerito: le tengo la testa e mi dico che è un vero peccato, chissà Lia quanto aveva speso per quella bottiglia.
Subito dopo, do a Maria Carla un po’ della mia consolidata medicina: testa sotto l’acqua fredda per due minuti, nonostante lamenti e sputacchiate, e in effetti alla fine mi ringrazia, le è quasi passato anche un terribile mal di testa.
Forse possiamo andarcene a dormire, allora, le suggerisco, ma lei prima mi chiede scusa per avere bevuto troppo, poi vuole che le dica di nuovo se mi è piaciuto fare sesso con lei e infine comincia a raccontarmi per filo e per segno quello che ha sentito e provato: ovviamente ha completamente dimentacato che ne abbiamo già parlato.
E’ più di quanto io possa sopportare: le tappo la bocca con un bacio, lei ricambia e sembra aver scordato il doposbronza perché così come siamo, in piedi nel bagno, mi si avvinghia e mi chiede di scoparla ancora.
Ho voglia, non ho voglia? Diciamo che questa deve essere una notte di follia per cancellare la giornata di oggi, la violenza, Elena coperta di sangue e Cristina portata via in barella che è stata ore ed ore sotto i ferri, quindi facciamolo, ma senza cazzi finti, e vediamo se le piace anche così.

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