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24 Gen

helmutnewtonbignudexiiiClienti nessuno, è venuto il padrone del ristorante che ha ritirato le stoviglie ed i soldi del conto, ci ha fatto un trattamento da amico e non ha neanche chiesto un conguaglio in natura, così gli ho offerto un caffè ed abbiamo fatto due chiacchiere.
Mi ha detto che tempo tre mesi chiude e se ne va, la sua clientela tradizionale si è rarefatta e non riesce ad agganciare i turisti che passano di qui uscendo dalla stazione ma si fermano nelle pizzerie a taglio e risparmiano, cinque posti di lavoro in meno e via andare, anche se lui ha messo da parte abbastanza per tre o quattro generazioni, ed è in parola con uno che subentrerà per incassare un bel po’ di ulteriori quattrini visto che lascia i locali in anticipo sulla scadenza del contratto; apriranno un ristorante cinese, mi ha spiegato, e li voglio vedere i padroni del palazzo quando il profumo del baccalà sarà sostituito da quello degli involtini primavera.
Bene, in effetti il ristorante è nel palazzo accanto, ma i fumi si sentiranno anche qui, non è una buona notizia per il fratellone e neanche per me, in questa storia ho messo dei soldi, lo ricordo bene.
Il ristoratore abbassa il tono, come se qualcuno potesse sentirci, e mi chiede se prenderò io il lavoro di Elena: in effetti non lo so, anche perché di lavoro ce n’è poco, e sarebbe troppo lungo da spiegare a questo simpatico signore la storia di Andrea, comunque rispondo che per il momento qui ci sono io ma non ho idea di quanto durerà.
Allora, continua, non sarebbe male se io parlassi con i nuovi gestori, mi fa arrossendo come una collegiale, e mi spiega, con molte parafrasi ed un paio di eufemismi che sì, questi cinesi aprono il ristorante ma il commercialista italianissimo col quale ha trattato gli ha detto che l’attività principale sarà quella di far lavorare delle ragazze per i loro paesani e non solo, e magari potrebbero avere bisogno di qualche ragazza in più o comunque dei locali, e qui potrebbero lavorare almeno tre o quattro immigrate.
Magnifico, proprio il mio sogno quello di finire in mano a papponi con gli occhi a mandorla: no, grazie, rispondo che ci penserò, magari avrò comunque bisogno, se continuo a lavorare qui, di un accordo per qualche cena con i clienti.
Il ristoratore è ancora rosso come un peperone, e mi confessa che nella chiusura dell’accordo hanno avuto un certo peso le carezze, dice proprio così, di una cinesina che dimostrava non più di quattordici anni e che era sempre disponibile prima di cominciare le trattative, e che quella ragazzina gli ha anche promesso di chiamarlo e dirgli dove poteva andare a trovarla, ma non la ha più sentita.
Mi aspetto che a questo punto chieda qualche carezza a me e sono sorpresa quando conclude dicendomi che se la incontro vorrebbe essere avvertito, e mi lascia il suo telefono.

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