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25 Gen

Giacomo_Grosso_-_circa_1900-Il dottor Cavalletti ha sempre l’espressione un po’ triste, e stasera sembra anche spaventato dal suo stesso coraggio: ha sgranato tanto d’occhi quando mi ha vista arrivare; quest’uomo più che interessarmi mi intenerisce, non mi fa venire voglia di sesso ma di rimboccargli le coperte, e ci mettiamo un bel po’ a passare dal darci dell’avvocato e del dottore al chiamarci per nome, ci arriviamo al terzo giro di antipasti.
Già, perché qui si mangia alla piemontese, antipasti caldi e freddi, poi avremo anche agnolotti del plin col sugo dell’arrosto e brasato al barolo; il dottor Cavalletti, pardon, Rino, va pazzo per queste cose, io mi sarei accontentata del carrello dei bolliti, o avrei preferito che ci fossero dieci gradi in meno.
Tutto ottimo, per carità, ma forse un filino pesante, non vi sembra? E meno male che beviamo un Dolcetto di Dogliani dalla venerabile etichetta che ci dà una mano a mandare giù il tutto.
Rino parla pochissimo e si limita ad annuire ed a rispondere, a monosillabi, quando gli pongo qualche domanda: ha paura di dire qualcosa di sbagliato ed io tengo volentieri in piedi la conversazione raccontandogli le storie un po’ piccanti delle ragazze che hanno chiesto l’aiuto della mia amica Maria Carla; non invento niente, racconto di qualche mio cliente attribuendolo a fantomatiche escort italiane o straniere e smussando un po’ gli spigoli, anche perché vorrei proprio dargli una scossa: non ho questa voglia pazza di portarmelo a letto, ma almeno mi piacerebbe che desse qualche segno di vita.
Ci mette un po’, e siamo quasi arrivati al bunet, uno specie di pesantissimo budino al cacao e amaretti, quando arriva al dunque.
E il dunque è che avrebbe proprio voglia di conoscere qualche ragazza disponibile e discreta, e che posso certamente presentargliene qualcuna di cui possa fidarsi: cioè, questo tizio invita a cena una donna per farsi dare i telefoni di altre donne, per quanto professioniste?
Prima che possa esprimere almeno una certa sorpresa, lui tira un bel respiro e prosegue, come uno che ormai si è buttato e si sente più a proprio agio.
Insomma, pare che lavori, pro bono, anche ad un progetto per la qualità della vita dei diversamente abili, tipo tetraplegici, che dovrebbe occuparsi della loro sessualità. E chi meglio delle professioniste, almeno per cominciare a vedere se ci sono controindicazioni o, speriamo, effetti positivi?
Ho poco tempo per pensarci: vediamo, questo sarebbe un buon lavoro per Andrea e Chicca, quando e se lasceranno Carla, anche se Chicca non la conosco affatto; sarei portata ad escludere Deborah, che mi sembra troppo giovane, e potrebbe interessare Catia. Non mi sembra che Rino si renda conto che la sensibilità di una puttana non è sempre sufficiente per consentirle di occuparsi di tutto quello che sta attorno al puro e semplice sesso.
Tiro anch’io un bel respiro e prendo la mia decisione e, con il suo permesso, chiamo Tiziana e la prego di venire da me; poi, spiego a Rino che gli presenterò una professionista di valore e gli offrirò un caffè o il bicchiere della staffa qui vicino.
Gran signore, questo Rino, anche quando gli spiego che non andiamo a casa mia ma allo studio di Cristina: sì, non proprio esattissimo ma sarebbe troppo complicato da spiegare, ed anche quando gli mostro l’appartamento; nessuna curiosità pruriginosa, mi chiede il permesso prima di accomodarsi sul divano e accetta, dicendo “se non è troppo disturbo”, il caffè che gli preparo ma non faccio in tempo a versare perché arriva anche Tiziana, che ho messo rapidamente al corrente con un paio di messaggi.
Tiziana, in jeans e scarpe basse, colpisce evidentemente Rino, che scatta in piedi e quasi le bacia la mano; io le strizzo l’occhio e con la scusa che il caffè si è raffreddato li lascio soli per fare una seconda macchinetta, e mi prendo tutto il tempo che mi serve, così quando arrivo con il caffè in precario equilibrio su un vassoietto di legno trovo Tiziana in cattedra e Rino che la ascolta rapito spiegare che no, lei non se la sente.
Utilizza più o meno gli stessi argomenti che sono venuti in mente a me, ma Rino sembra più interessato dalle sue tette in bella evidenza che da quello che dice, e alla fine le chiede almeno di fare una prova, precisando che si parla di duecentocinquanta euro l’ora.
Tiziana rifiuta con molta gentilezza, poi si stiracchia facendo ballare i seni in maniera invitante e mi chiede se c’è qualcosa di più forte del caffè; Elena tiene in frigo una bottiglia di vodka ancora sigillata e facciamo un bel brindisi quasi alla russa, e intanto mi chiedo come concludere la serata.

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