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28 Gen

old-time-punishmentTiziana mi ha fatto mettere faccia a terra, mi ha infilato nel culo uno dei cazzi finti di Elena, legati i polsi con un asciugamano e tormentata per un tempo infinito, dimostrando fantasia e crudeltà a tutta prova.
In difetto dei tradizionali strumenti, è riuscita a trarre il massimo da quello che si trova in una casa qualunque, con particolare attenzione alla dotazione di cucina; infatti ha cominciato, stesa in terra come ero, sculacciandomi dolorosamente con una padella, poi mi ha rialzata in ginocchio, infilato la testa in un pentolone e cominciato a colpirlo con quello che si è poi rivelato un mestolo di legno: dopo cinque minuti di questo trattamento la testa ha cominciato a girarmi e le orecchie a ronzarmi furiosamente, tanto da farmi dimenticare il dolore al fondoschiena per la paura. Poi con lo stesso strumento, lasciandomi incappucciata dal pentolone, mi ha lungamente picchiata sui seni, fino a ridurli a due grumi di carne impastati di dolore puro.
Per il mio orgoglio ho resistito, stringendo i denti ed emettendo solo qualche gemito, ed ho cominciato a piangere solo quando ho sentito sulla pianta dei piedi la cera fusa di una candela, ed ha urlare quando mi sono trovata spaccata in due da qualcosa di enorme e gelato infilato nella fica.
Solo allora Tiziana ha detto finalmente qualche parola, non certo compassionevole: l’ordine di tacere, accompagnato da una nuova spinta all’oggetto che mi aveva infilato dentro e che mi sembrava avesse raggiunto almeno lo stomaco.
Ho respirato a fondo e mi sono morsa le labbra per provare almeno un dolore noto e distrarmi da quello che stavo sentendo; inutile, perché Tiziana ha cominciato a spingermi le spalle avanti ed indietro, e col movimento quella cosa orribile si sentiva ancora di più, e per quanto lo credessi impossibile si infilava ancora di più dentro di me.
Non era ancora finita: sono rimasta in ginocchio, con dolori dappertutto, e solo dopo qualche minuto mi sono resa conto che Tiziana si era allontanata silenziosamente, lasciandomi lì, nuda, legata, penetrata in tutti i buchi e con la testa infilata in un pentolone, e ho cominciato davvero ad avere paura; con le orecchie che ancora mi ronzavano e pulsavano, non l’avevo sentita allontanarsi come, poi, non l’ho sentita tornare, e mi ha colta di sorpresa quando mi ha strizzato un capezzolo.
Non devo urlare, non devo chiedere pietà, mi sono ripetuta, e poi ho capito che non stavamo facendo un gioco erotico, ma Tiziana pretendeva una prova d’amore tutta particolare: ebbene, la avrà, ho concluso.
Per pentirmene immediatamente dopo, improvvisamente ho cominciato a sudare ed ho sentito il mio respiro farsi più pesante: non sapevo come, ma Tiziana aveva cominciato a riscaldare la pentola che mi pesava sulla testa.

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