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10 Feb

bondageTiziana, dunque, ormai la mia Padrona a tutti gli effetti, mi accompagna da Carla, con un sorrisetto di superiorità stampato sulle labbra per tutto il tempo, e mi chiedo perché.
Mircea ci fa entrare dal solito ingresso secondario ma non ci accompagna nell’ufficio di Carla, andiamo invece direttamente nel salone, e vedo che ci sono dei cambiamenti: la cassa è sparita, il bancone del bar è stato spostato, ci sono dei separé a racchiudere i divanetti, e mi sembra che il palcoscenico sia stato ingrandito.
E soprattutto, accanto a Carla nel suo eterno tubino ci viene incontro Lele inappuntabile in smoking.
Facciamo finta di niente, saluti e baci, e Carla ci accompagna sul retro del palcoscenico che sì, in effetti è un po’ più grande, e adesso è attrezzato con delle carrucole che pendono dal soffitto; ci sono anche due gran mucchi di funi di canapa, ordinatamente avvolti in spire, sono qui per me, e per un istante rabbrividisco, Tiziana se ne accorge e mi stringe un po’ più forte la mano.
Il master ci aspetta nel retropalco: piccolo, magro, un gran naso ed un paio di occhiali molto spessi, tutto vestito di nero, camicia, jeans e cravattina sottile, mi saluta educatamente in un ottimo italiano con un accento che non riesco ad identificare, si presenta come Master Massimo e mi dà formalmente del lei, dimostra una quarantina d’anni.
Mi dice che non è una buona idea una esibizione senza essersi mai visti prima, ma dobbiamo farcene una ragione, poi tira fuori di tasca il telefonino e mi fa vedere cinque o sei foto, che hanno tutte per soggetto una bella signora bionda appesa al soffitto in maniere sempre diverse e complicate, e mi spiega che è la sua partner abituale ma lei non è stata disponibile per lavorare al di fuori dei soliti circuiti BDSM: insomma, io sono qui perché sono una puttana, la sua amica no.
Mi assicura che non mi farà male, e mi fa concordare safeword e safesign.
“Non la imbavaglierò e non ci sarà nessun tipo di breath control, ma è meglio esagerare nelle precauzioni”.
Alle sue spalle, intercetto lo sguardo di Tiziana che mi fa un segno di assenso appena percettibile: secondo lei di questo tizio posso fidarmi.
“Si spogli, per favore”.
A sentirmelo chiedere così mi sembra di essere dal medico: eseguo, e intanto lui infila un paio di sottili guanti di cuoio, di quelli che lasciano scoperte le dita, e si aggiusta gli occhiali sul naso.
Mi guarda attentamente girandomi intorno, mi passa le mani sotto i seni e sui fianchi e alla fine sembra soddisfatto; si mette alle mie spalle prima di chiedermi: “Si alzi sulle punte dei piedi e poi si lasci cadere all’indietro, per favore”.
E sia, mi fido. Mi butto a corpo morto e lui mi trattiene con una presa ferrea.
“Perfetto: non è una piuma ma è molto tonica, andrà tutto benissimo”, conclude.
Tiziana adesso è davanti a me, sorride ed accenna a mandarmi un bacio.
“Un’ultima cosa, vuole essere bendata?”, mi chiede.
Meglio di no, se proprio voglio posso chiudere gli occhi.
Il master fa un passo indietro e Tiziana mi si avvicina e comincia a truccarmi con mano leggera attorno agli occhi; vorrei dirle di fermarsi quando comincia a darsi da fare col belletto sui capezzoli e con una specie di rossetto sulle grandi labbra, ma sento il peso dello sguardo di questo Massimo e la lascio fare: se mi succede qualcosa, sarò in gran forma per il personale dell’ambulanza.

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