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14 Feb

images (1)Ho disciplinatamente aiutato le ragazze a mettere in ordine, mi sono meritata un abbraccio affettuosissimo di Lia che se ne è andata a dormire dopo aver fatto onore al porto e adesso, con il permesso di Georgia che si è ritirata in camera, Madame si dedica alla mia educazione proprio qui in salotto, sotto gli occhi di Gianna.
Sono nuda, porto il collare, i polsi ammanettati dietro la schiena, in piedi a gambe divaricate, testa alta, occhi bassi, e Tiziana mi fa subire la cera bollente sui seni, con una grossa candela nera.
Mi ha ordinato di tacere ed è meglio così, dal momento che non posso certamente ringraziarla per ogni goccia di cera che cade sui miei capezzoli; so di essere bellissima, così, e Madame me lo ripete a bassa voce, con i capezzoli eretti ed il seno colmo, messo in evidenza dalla postura, così come è evidente il mio ventre piatto e, appena più in basso, il clitoride gonfio sopra le grandi labbra; so che Gianna, che ha promesso di restare ferma e zitta, è eccitata: forse mi desidera, o forse desidera solo essere al mio posto.
“Basta così”, dichiara Tiziana; soffia sulla fiamma e mi infila la candela in bocca prima che possa ringraziarla.
So cosa mi aspetta, l’ho fatto a lei, adesso il frustino farà schizzare via la cera abbattendosi sui miei seni resi ancora più sensibili; e invece no, arriva l’ordine di inginocchiarmi e riesco a farlo fluidamente, Madame mi si piazza davanti e vedo che non ha più i pantaloni. la sua fica profumata mi riempie gli occhi: vuole che la serva, qui ed ora. E sia, ormai sono diventata brava, anche se preferirei la gag a doppio fallo che le ho regalato, ancora più umiliante: Tiziana non ha neanche bisogno di guidarmi con la mano sulla nuca, la penetro, le mie labbra tese attorno alla base della candela la sfiorano e in un attimo la sento venire.
Tiziana non mi ordina di alzarmi, anzi; con un po’ di affanno nella voce mi intima di non muovermi e con mano ferma mi benda e resto lì, ringraziando silenziosamente Madame con tutto il mio corpo. Poi una mano leggera sulla nuca, un profumo sconosciuto nelle narici, qualcosa come burro che fonde, la voce di Tiziana: “Comportati bene, schiavetta”.
Non può trattarsi che di Gianna, cui vengo offerta da Madame. Non ne posso più di stringere tra denti e labbra la candela, non ne posso più delle schegge di cera sulla lingua e della saliva che mi cola dal mento al collo fino al petto: è questo che intendeva Tiziana quando diceva che mi avrebbe ordinato di servire i suoi amici? E sia, che Gianna si goda l’orgasmo che questa disciplinata schiavetta le procurerà.
Più piano, più in fretta, la mano mi guida sicura, le mie labbra restano a distanza di sicurezza dalla fica che faticosamente accarezzo: certo, Gianna è vergine come la sua compagna e vuole restarlo, non devo affondare dentro di lei, non posso sentirne il sapore.
E’ grande la mia sorpresa quando la presa sulla nuca si fa più forte, vengo spinta in avanti, la candela entra fino alla base e le mie labbra si schiacciano contro una fica impeccabilmente depilata: un educato urletto, ho fatto godere Lia, ne sono certa, ho anche riconosciuto la voce, e ne sono felice.
Via la candela e due labbra sottili si stampano sulle mie, una lingua agile esplora la mia bocca quasi a bere la saliva che la ha inondata e si spinge fino in fondo alla gola; la magia è interrotta da una frustata sul culo e dall’ordine di stare ben dritta.
Al posto della bocca le mie labbra trovano ora una fica che profuma di mosto.
“Avanti, schiavetta, non sarai già stanca?”, dice Madame.
Certo che no, e lecco con entusiasmo, trovo un piccolo clitoride pulsante, lo prendo tra le labbra, lo stringo tra i denti e lo dardeggio con la lingua: è l’arma totale, mi sento inondare la faccia, questo è un orgasmo da Punto G, ne ho sempre sentito parlare ma non mi era mai capitato.
Un’altra frustata, più di incoraggiamento che di punizione, Tiziana mi dice che ci siamo quasi, e stavolta, sorpresa!, è un culo che devo leccare, umido e pulito, assolutamente privo di odori e sapori particolari; infilo la lingua schiacciando il naso nel solco fra le natiche lisce e cerco di arrivare più a fondo possibile.

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